martedì 14 agosto 2018

Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M. Nono giorno


Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona
Nono giorno
Maria, Regina dei santi. Avvocata e Madre degli uomini1.
A Maria Vergine incoronata, posta in trono con lo scettro e la porpora sfavillante, che è il suo corpo glorificato, applaude tutta la corte celeste. Acclamazioni festive e trionfali degli angioli e dei santi. Al nome di Lei, come al nome di Colui che è il frutto del suo seno, ogni ginocchio in cielo, in terra, nell’abisso s’incurva. Ella nello specchio dell’Increata essenza vede i nostri bisogni, i nostri pericoli,  e a Lei non fallisce del soccorrerci né la volontà, né il potere. Levata a tanta cima di gloria, Maria esercita un patrocinio in pro nostro presso il suo Figlio divino. Alle parole di grazia, ai sorrisi dell’Immacolata madre, Gesù effonde tesori di amore sopra i redenti. Di tutti i miserabili è avvocata Maria. La Trinità l’ha creata così bella e l’ha fatta così grande per noi. Un cuore di sorella, di Regina palpita in Cielo per noi. Ella fu creata per le delizie di Dio e per le necessità dell’uomo. Ella è potentissima e impera a tutto e volge ambe le chiavi del cuore di Dio. Ella è amatissima di noi e vuol farci il bene verace. Nei beati versa gioie; per noi prega e i nostri nomi, i nostri dolori legge nell’essenza eterna di Dio, che è il suo libro e il suo specchio. Ci aspetta e chiama lassù e fa cenno con mano a noi per animarci a correre. E’ una bellezza senza macchia che incanta, un’umiltà senza fondo che rapisce, una tenerezza senza limiti che ci fa piangere. Chi soffre ha bisogno di un appoggio, e niente di meglio che appoggiarsi ad una Vergine che ha braccia e cuore di Madre.
Se essa volesse cercare coi virginali occhi la base sopra cui sorge l’edificio della sua gloria, gli angeli le additerebbero quaggiù, in fondo alla valle del pianto, la nostra miseria. Ella, dunque, non può obliare questo fondo di tenebre nel giardino del suo trionfo.

Oremus
O Vergine benedetta, Voi siete diventata per gli Angioli una gioia cui la parola non può esprimere; pei patriarchi una dilettazione eterna; pei giusti un’allegria ineffabile; per i profeti un tripudio; pel mondo intiero una benedizione.
Sublime donna, vi diremo col santo vescovo Ildeberto, il Cielo per la vostra mediazioni s’inchina verso la terra; la vostra bellezza fa impallidire i raggi dell’angelica luce; tutta la corte dei celesti volge i suoi sguardi verso di Voi.
Oh! Maria, stelle maris, bianca turris eburnea, speculum paradisi, sorgente di misericordia, principio di vita, O Bellissima e Santissima Vergine addio! Scala benedetta del Cielo, mistico incensiere, tesoro dei divini profumi,  o Madre e Regina dolcissima e clementissima addio!
Amen.
Note:
[1]: Per l’introduzione alla novena cfr: F. Baldini, Poema sublime, tutto profumo e luce di santità verginale, in «Nihil volitur quin praecognitum», 6 agosto 2018 (https://nihilvolitur.blogspot.com/2018/08/poema-sublime-tutto-profuno-e-luce.html)

© Riproduzione riservata




lunedì 13 agosto 2018

Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M. Ottavo giorno


Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona
Ottavo giorno
Maria incoronata dalla SS.ma Trinità1

Celebriamo la grandezza della gloria di Maria incoronata della SS.ma Trinità, e ai raggi della sua virginale bellezza scaldiamoci.
Maria fu perfetta glorificatrice della Trinità: il Padre per lei ebbe potestà sul Verbo incarnato; il Figlio per la carne che assunse in lei conquistò la gloria di Redentore; lo Spirito Santo in lei fu fecondo e produsse l’umanità di Cristo e la Chiesa. Glorificatrice delle tre divine persone, Maria doveva essere da esse glorificata. Il Padre la incoronò col diadema della potenza sì che Ella potesse fare quanto le fosse in grado. Il Verbo la incoronò col diadema della Sapienza sì che Ella penetrasse i segreti della divinità e del governamento dell’universo. Lo Spirito santo la incoronò col diadema della misericordia sì che Ella avesse viscere di dolce e maternale pietà. Questa effusione di potenza, di sapienza, di misericordia, fatta in Lei dalle tre divine persone è il suo incoronamento glorioso. Dio fece l’estremo della possanza per esaltare Maria. Nelle profondità di quell’anima santissima che conobbe e amò quanto una creatura schietta poteva, la Trinità diffuse le sue chiarezze e ricambiata d’immacolato amore trovò sovrane delizie. La Vergine fu paradiso di Dio uno e trino, e la Trinità volle tutta intera incoronarla nel Cielo dei cieli, e convolgerla nel limpido cerchio dell’essenza infinita. Chi può fissare lo sguardo nella beatifica luce nella quale s’immerge immedesimata com’è al Dio tre volte santo? Nell’abbracciamento del Verbo quasi sparisce, assorbita nel lume in circoscritto, e la persona di lei si avvolger nella veste di sole. Le dodici stelle che incoronano il virginale capo rappresentano le chiarezze e gli attributi di Dio, che si riflettono nell’anima e nel corpo virginale. La Trinità diede a Lei il suo bacio eterno e la elevò sul suo stesso trono. E noi prostrati ai gradini del trono della divina Signora, diciamole con san Bernardo
Oremus
O Vergine Santa, nel miglior modo che abbiamo potuto noi vi abbiamo accompagnata coi nostri voti nella vostra Assunzione e vi abbiamo seguita almeno da lungi. Ottenete con le vostre preghiere il perdono ai colpevoli, la guarigione ai malati, la forza ai deboli, la consolazione ai tribolati, il soccorso ai vacillanti, a tutti la salute. E i vostri poveri servi che invocano con lode il vostri nome così dolce di Maria, risentano per Voi, clemente Regina, le copie abbondanti delle grazie di Gesù Cristo, vostro Figlio, che è Dio benedetto nei secoli.
Amen.

Note:
[1]: Per l’introduzione alla novena cfr: F. Baldini, Poema sublime, tutto profumo e luce di santità verginale, in «Nihil volitur quin praecognitum», 6 agosto 2018 (https://nihilvolitur.blogspot.com/2018/08/poema-sublime-tutto-profuno-e-luce.html)

© Riproduzione riservata




domenica 12 agosto 2018

Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M. Settimo giorno


Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona
 Settimo giorno1
Maria esaltata su tutti gli angelici Cori

La santa genitrice di Dio è stata esaltata sopra tutti i cori degli Angeli, nel regno celeste. Rallegriamoci colgi angelic, benediciamo il Signore. Maria inferiore agli angeli per natura li vinse per la dignità e per la grazia. Ella fu così santa, e nel corpo corruttibile operò così perfettamente che gittò nello stupore la natura angelica, e fu più bella che tutto l’esercito degli Angioli. I Cherubini non adeguano gli splendori della sapienza che il Verbo effuse nella sua Madre; i Serafini non hanno ardori che pareggiano gli ardori che lo Spirito santo accese nel cuore della sua Sposa; i Troni non sono così posseduti dall’eterna Divinità come Ella ne è posseduta; né le Dominazioni, né le Podestà hanno tanto glorioso impero sulla creazione e sui maligni spiriti, quanto ne ha la Vergine che è Madre del creatore. La purità, l’umiltà, il fervore di tutti gli Angioli non si agguagliano alla virignità di Maria, così umile che colmò nell’abissarsi il vuoto lasciato da tutte le creature; così fervida che parve una fiamma struggentesi in olocausto d’ineffabile amore. Su tutti i cieli, su tutti gli angioli, culla cima dell’empireo Maria in corpo e in anima vive, splende, fiorisce. E’ nella gioventù, cioè nello splendore della conoscenza, nel fiore della bellezza, nella freschezza delle forze. Dio col guardarla sempre le manda fulgori eterni ed Ella è come il sorriso dell’increata bellezza. La luce della tre divine persone sgorga nell’anima di Maria e si effonde nel virginale corpo e lo ammanta d’incorruzione. Quindi, la chiarezza trascendente che veste la Vergine e la rende come un sole. Nel volto di lei il Dio onnipotente s’imprime col suo splendore e lasciandola nel dolce sentimento di creatura, la fa un altro sé per la gloria. Bellezza creata, ma rapitrice del Creatore, che baciandola le s’infonde tutto e la fa radiosa della sua luce e vivente della sua vita. Chi può levarsi lassù e parlare delle magnificenze onde seppe un Dio onorare la Vergine sortita ad essergli madre? E’ festa più da angioli cha da uomini, e noi, levando i nostri sguardi ammirati e innamorati alla Vergine così piena di venustà e di bellezza, cerchiamo d’intenerirla.
Oremus
Oh! Maria la vostra bellezza fa impallidire i raggi dell’angelica luce. Tutta la corte celeste volge i suoi sguardi verso di Voi. Gli Angioli di tutte le gerarchie inneggiano e lodano Iddio che vi elevò a tanta altezza. Il loro canto di eco in eco giunge fino alla terra, ma indebolito, e noi restianmo mesti e piangenti, gridando a Voi. Non ci rimane altra speranza, altro rifugio, che Voi. Il nostro cuore si attacca al lembo della veste di sole che vi ammanta per implorare pietà e chiedervi grazia, misericordia e perdono.
Amen.
Note:
[1]: Per l’introduzione alla novena cfr: F. Baldini, Poema sublime, tutto profumo e luce di santità verginale, in «Nihil volitur quin praecognitum», 6 agosto 2018 (https://nihilvolitur.blogspot.com/2018/08/poema-sublime-tutto-profuno-e-luce.html)

© Riproduzione riservata


sabato 11 agosto 2018

Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M. Sesto giorno

Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona
 Sesto giorno
L’umiltà nella gloria1

Perché Maria fu assunta al Cielo? Ella si era tanto umiliata e Dio la esaltò. E’ fatta Madre di Dio e si chiama ancella. Non è debitrice al dolore e alla morte e patisce e muore. Bisognava insediare Maria sul trono della gloria e questo fece l’umiltà. L’umiltà spogliò Maria di tutti i suoi vantaggi nel mondo, le fece coprire la sua dignità coll’ombra di serva. L’umiltà le fece coprire la sua purità incomparabile con le apparenze del peccato, si mescolò al volgo dei peccatori, purificandosi nel Tempio. L’umiltà le fece sostenere la perdita di Gesù che, tornando a Dio, lasciò san Giovanni in suo luogo. L’umiltà avea spogliato dei suoi vantaggi e pregi Maria e l’umiltà fu quella che l’ammantò di splendori.
Era l’umile amore immacolato che dalla terra si alzava al cielo per ritrovare la eternale sua fonte, l’eterno suo focolare. La più umile delle creature fu elevata al sommo dei cieli e insediata sul trono stesso di Dio. E’ una polvere che glorificò Dio sulla terra e ora lo glorifica in cielo. E’ l’amore più puro e più umile che s’inabissa di tutta forza nel suo nulla per non essere ingrato all’onnipotente che la sortì a tanta altezza.
Gesù le venne incontro, riprese i suoi diritti e la presentò agli sguardi e all’ammirazione degli immortali. “Ecco! – disse Gesù all’adorabile Padre suo-; ecco Colei che ebbe comune con Voi la fecondità virginale e formò la carne che io presi in terra; Ecco – disse allo Spirito santo- Colei che nell’alito del Vostro bacio per estasi mi concepì e mi effuse al mondo. Pura come il raggio del sole è la mia Madre; puro ineffabilmente è il suo seno, e simile al seno, ove nacqui ab aeterno negli splendori dei santi. E nel dire così Gesù la convolse nel cerchio immenso della felicità celestiale.
Oremus
Oh! Maria cantate ora nel cielo il Magnificat dell’Assunzione, che è proprio il cantico della vostra umiltà glorificata. Il vostro spirito esulti nel Dio Salvatore, poiché Voi siete stata salvata per eccellenza, cioè affrancata dal male, colmata di beni, esaltata, beatificata. L’anima vostra trabocchi nel giubilo e solennizzi la grandezza di Dio che ha riguardato la bassezza della sua ancella. Noi vi chiamiamo beata e restiamo attoniti e mesti, davanti all’umile amore del suo trionfo. Guardateci, o benedetta, e ottenete a noi l’umiltà che ci attiri la grazia nel tempo e ci incoroni nel cielo.
Amen.
Note:
[1]: Per l’introduzione alla novena cfr: F. Baldini, Poema sublime, tutto profumo e luce di santità verginale, in «Nihil volitur quin praecognitum», 6 agosto 2018 (https://nihilvolitur.blogspot.com/2018/08/poema-sublime-tutto-profuno-e-luce.html)

© Riproduzione riservata






venerdì 10 agosto 2018

Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M. Quinto giorno


Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona
 Quinto giorno
Maria coglie per prima l’ultimo frutto della Redenzione

Maria SS.ma aveva concepito il figlio di Dio per estasi e di Spirito Santo. Aveva formato della sostanza sua il redentore; era stata pietosa corredentrice e doveva cogliere della Redenzione l’ultimo frutto. Maria stette presso la Croce, mirò lo strazio e sentì lo spasimo delle piaghe adorate. Fu trafitta dalla spada, trasformata coll’anima nel Dio Crocifisso. La prima donna nell’Eden vide il frutto della scienza, ne assaporò la dolcezza e addusse lutto e morte a tutto il genere umano. Maria sul Calvario vide il frutto della sua virginità sull’albero della Croce, ne assaporò l’amaritudine infinita e lo colse a salute. La Vergine bevve quaggiù all’onda del torrente come il suo Figlio. L’ombra del dolore oscurò quella fronte e quegli occhi, ove ora ride l’eternità del suo rapimento. Chi riconobbe i vestigi del pianto, di cui Ella versò larga onda nella sua solitudine? La benedetta ebbe il gemito di tortora, fu mesta e pianse quaggiù. Ora il gemito basta; Ella inizia il cantico di gloria che si eterna in Dio. L’inverno del Calvario passò: i fiori della primavera di gloria spuntano e il Verbo dice a Lei: “Veni e sarai coronata!”. E le fiamme del suo amore virgineo, ineffabile, s’incentrano in Dio ed Ella entra nell’estasi dell’immutabile pace. Maria, che aveva colto dalla ima radice della Croce i preziosi frutti, ora dalle piaghe del Figlio attinge la beatitudine infinita. E negl’inni festivi dell’Assunzione non si ricorderà il Golgota e non si solenneggeranno i dolori della Regina dei martiri? L’innocenza nel dolore fu una cosa nuova nell’universo e allo sguardo di Dio. L’umiltà nella grandezza fu un portento anco più nuovo, ed ecco come Dio ha coronato la sua bellissima innocente. Sono queste le meraviglie della redenzione e le segrete vie della sapienza divina.
Oremus
Oh! Maria! Anco nella gloria del Paradiso siete sempre la Regina dei miserabili redenti dal sangue dell’Agnello crocifisso. La memoria dei dolori e delle lacrime che effondeste quaggiù è sempre a Voi cara, e noi ricordiamo a Voi queste lacrime per aver dirittto alle commiserazioni del vostro cuore materno. Abbassate lo sguardo alla terra, ove si pecca e si piange; e, riportando le innamorate pupille a Dio, ricordategli che di questa immensa famiglia di infelici Voi siete la Madre! Colla mano che regge lo scettro dell’universo, o Signora degli Angioli e madre degli uomini, asciugate il nostro pianto.
Amen.
Note:
[1]: Per l’introduzione alla novena cfr: F. Baldini, Poema sublime, tutto profumo e luce di santità verginale, in «Nihil volitur quin praecognitum», 6 agosto 2018 (https://nihilvolitur.blogspot.com/2018/08/poema-sublime-tutto-profuno-e-luce.html)

© Riproduzione riservata

giovedì 9 agosto 2018

Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M. Quarto giorno


Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona
 Quarto giorno
La maternità virginale glorificata1
La solennità dell’Assunzione può chiamarsi la festa della virginità maternizzata e glorificata. Iddio con la sua virtù onnipotente aveva preservato Maria dalla macchia, dala reato, dal fomite. Niente di scuro nel suo intelletto, niente d’insoave nel corpo che accennasse a corruttela e richiamasse alla terra. Tuttavia, la virginità dell’amore splendeva in Lei, perché Ella doveva concepire e partorire Dio nella carne.
Venne il fausto giorno e l’Arcangelo la salutò piena di grazia e le annunziò il mistero del Verbo che doveva umanarsi in lei e rendersi frutto delle sue viscere. Ed ecco l’Incarnazione. Dio Padre e Maria hanno un medesimo Figlio; Gesù è il medesimo termine sostanziale della loro virginale fecondità. La divina giustizia non consentì che la corruzione toccasse il corpo di lei, in che si ascose il Figlio di Dio fatto carne. La bellezza del verbo e gli ardori dello Spirito Santo doveano ammantarla nel giorno del suo trionfo e farle un diadema di chiarezza. Dio doveva versare a ondate la felicità nell’anima di Colei che fu Madre e nutrice dell’Unigenito suo. Poteva la Rosa in che il Verbo si fece carne vivere altrove che in Paradiso? Poteva non essere tutta intera lassù dove il divino Fiore, germinato da lei, splende ed olezza? Poteva la Seconda Eva, la verca madre dei viventi soggiornare altrove che nell’Eden eterno? E lassù vive di fatto, letificando i santi che sono la sua famiglia celeste, ma non dimentica noi che siamo la sua famiglia terrena.
Oremus
Oh! Immacolata Madre di Dio, voi abbellite col vostro sorriso l’eterna festa. Il vostro volto e il seno conservano le radiose impronte delle labbra e dei baci del Figliuolo di Dio. Ricordate a lui questi baci, mostrategli il seno delle vostre ineffabili misericordie e inteneritelo verso di noi miserabili e perduti. Vedete, o Madre, come i peccati e gli orogli ci fanno ribelli a Dio e alla sua legge e chiamano l’ira celeste sul nostro capo. Intercedete per noi, otteneteci il perdono, preparateci più mite il giudizio, educateci al cielo, ove possiamo vedervi e un giorno allo splendore del vostro volto bearci.
Amen.
Note:
[1]: Per l’introduzione alla novena cfr: F. Baldini, Poema sublime, tutto profumo e luce di santità verginale, in «Nihil volitur quin praecognitum», 6 agosto 2018 (https://nihilvolitur.blogspot.com/2018/08/poema-sublime-tutto-profuno-e-luce.html)

© Riproduzione riservata

mercoledì 8 agosto 2018

Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M. Terzo giorno


Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona
 Terzo giorno
Ingresso di Maria nel cielo1
Risuscitata in anima e in corpo glorioso, Maria si trovò in braccio al Figlio divino, il quale la sollevò nell’aere, le fece varcare le nubi, le mostrò i mondi che sono il naturale suo dominio, la portò dentro al santuario celeste, la presentò al Padre, allo Spirito Santo, agli angioli, ai santi, ai patriarchi, ai profeti, ai parenti Giovacchino ed Anna, e a Giuseppe suo sposo. Maria s’inchinò piena di venustà e di amore alla Trinità eterna; pigliò possesso dell’Eden immortale; colse l’ultimo frutto di una sua vittoria e, ammantata di sole, ascese  il suo trono e cominciò a splendere quale iride di pace sul capo di noi mortali. Il trionfo di Maria ebbe tre istanti che la nostra fede non dovrebbe mai obliare. Il momento della sua concezione,il momento della sua immolazione, il momento della sua entrata in Cielo. Nell’istante del suo concepimento vinse il demonio, lo vinse sotto la Croce, lo vinse nell’Assunzione. Ella Immacolata, Ella Corredentrice, Ella assunta in corpo ed anima in Cielo. Maria è la mistica città dagli zaffiri e diasptri, è oro purissimo di bellezza, e la solo sua presenza fa ricco e bello il paradiso di Dio.
E’ proprio la Vergine dell’immenso: immensa la gloria del verginale corpo, immensa la gloria dell’anima, immensa l’unione di Lei con la Trinità, immenso l’amore di Lei per Gesù e di Gesù per Lei, immensa la tenerezza di Lei per noi che l’amiamo e invochiamo quaggiù.
Oremus
Oh! Maria, Iride dell’alleanza eterna, requie dei nostri affanni segreti, Voi riposate nel più alto del cielo, e sentite il gaudio di Dio penetrare nelle fibre del vostro essere umano glorificato. La vostra corona è l’eternità, la felicità il vostro vestimento; il vostro accento la dolcezza, il vostro sorriso la gioia degli eletti, i vostri abbracciamenti la sazietà di ogni bene.
In quel festino d’amore e di gloria non disdegnate chi rimane dietro a Voi, sospirando alle vostre verginali bellezze e correndo dietro l’odore dei vostri profumi.
Amen.
Note:
[1]: Per l’introduzione alla novena cfr: F. Baldini, Poema sublime, tutto profumo e luce di santità verginale, in «Nihil volitur quin praecognitum», 6 agosto 2018 (https://nihilvolitur.blogspot.com/2018/08/poema-sublime-tutto-profuno-e-luce.html)

© Riproduzione riservata



martedì 7 agosto 2018

Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M. Secondo giorno


Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona
 Secondo giorno
Riscuscitamento del verginale corpo di Maria1.
Intanto che l’anima di Maria SS.ma esultava nel segreto gaudio di Dio e nella festa degli angeli, il corpo di Lei veniva avvolto in drappi e recato dagli Apostoli nel Getsemani, ove fu posto sotterra.
L’antica e veneranda tradizione della chiesa narra che intorno alla virginale salma e alla tomba, fu udita per tre giorni l’armonia di angelici canti. Al terzo dì Tommaso Apostolo, che non era stato presente al seppellimento della Vergine, volle andare con gli altri a venerare quel sacro corpo che era stato tabernacolo del Dio Vivente. Andarono, apersero il monumento ed ecco a grande stupore di tutti, non fu più trovato il corpo virgineo, ma solo apparsero nella tomba i drappi onde era stato involto e dai quali usciva un odore di paradiso. Allora gli Apostoli inclinati resero grazie a Dio e questo solo poterono pensare che colui al quale piacque di prender carne in Maria, la volle onorare prima dell’universale risorgimento..
Dalla coscienza degli Apostoli passò nella coscienza dei fedeli la cara e soave certezza che Gesù era venuto dal cielo con l’anima di sua madre già glorificata e le aveva comandato di rientrare nel corpo immacolato e di scuoterlo dal sonno della morte.
L’anima di Maria ripigliò il corpo. Da quell’anima traboccò la gloria nella carne, e la carne virginale fu in un attimo resa impassibile, agile, luminosa. Gesù portò in cielo un tesoro che era atteso dai celesti e ne doveva fare l’estasi ed accrescerne il gaudio.

Oremus
Vergine Madre di Dio, noi veneriamo il vostro transito, la vostra tomba. Ci mettiamo nel corteo degli apostoli, cantiamo inni con gli apostoli. Noi attacchiamo le nostre anime alla speranza che abbiamo in voi come ad un’ancora salda. Ma deh! Madre divina: reprimete le impetuosità delle malvage nostre affezioni, calmate i flutti che ci agitano, adducetene al porto delle volontà divine, ottenete a noi la beatitudine futura in presenza del Verbo incarnato che ci partoriste. Dalla vostra tomba venga la gioia, dal vostro sorriso la vita a noi. Possiamo regnare con voi lassù.
Amen.

Note:
[1]: Per l’introduzione alla novena cfr: F. Baldini, Poema sublime, tutto profumo e luce di santità verginale, in «Nihil volitur quin praecognitum», 6 agosto 2018 (https://nihilvolitur.blogspot.com/2018/08/poema-sublime-tutto-profuno-e-luce.html)

© Riproduzione riservata

lunedì 6 agosto 2018

Poema sublime, tutto profuno e luce di santità verginale



La solennità dell’Assunta mi richiama alla mente ricordi personali, la scomparsa di grandi anime che la Beata Vergine ha voluto chiamare a sé proprio in questo giorno faustissimo, il preludio della gioia eterna del paradiso per chi avrà saputo perseverare nell’amore di Dio e nel santo servizio ai dolci Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe.
Ogni anno cerco, a Dio piacendo, di prepararmi nel miglior modo possibile a questa data sublime, vestibolo di luce e di pace in un mondo ritornato pagano e in una chiesa che si sforza ogni dì nella sua componente umana e corruttibile di ripetere il satanico grido del crucifige eum, con gli scandali morali e disciplinari e soprattutto con il tradimento della sana dottrina e della via Lucis del docete omnes gentes, sostituita dall’anticristo indifferentismo misericordistico, a metà da un neoarinesimo d’accatto e un pelaginesimo da operetta.
Cosa fare? Pregare, pregare, pregare. Pregare colei che ha distrutto tutte le eresie, come ci ricorda il culto pubblico della Chiesa, nostra Madre.
Quest’anno ho pensato di prepararmi ala solennità del 15 agosto con una novena tratta dalle opere del beato mons Pio Alberto del Corona (5 luglio 1837- 15 agosto1912).
Si legge nella breve introduzione, curata dalle suore domenicane dello Spirito Santo: « La Vergine madre fu uno dei più forti e teneri amori di quell’anima tutta amore e tutta ardore di cielo. Ma in modo tutt’affatto speciale l’innamorò il mistero della sua Assunzione»1.
Ma come tutti i santi, mons. Pio non teneva per sé questi tesori di grazie e li riversava con amore paterno nei confronti delle sue figlie dilette. Da qui l’idea di attingere a questo pozzo di sapienza spirituale per redigere una novena in preparazione al 15 agosto, tutta intessuta di quei fili aurei che erano le meditazioni del padre fondatore.
«N’è risultato un poema sublime tutto profumo e luce di santità verginale»2. Ma siffatte figlie, degne di tanto eccelso Padre, hanno dato alle stampe il testo della novena, perché più anime possibile potessero: «cantare alla Madre di Dio con accenti meno indegni l’inno dell’amore»3.
Facendo nostro l’auspicio che chiude la pars prefato ria del prezioso libretto, speriamo con queste nostre pagine d’incitare quante più anime possibili a pregare la Madre santa per la riparazione dei peccati dei singoli e della società e per il Trionfo della Santa Religione Cattolico-Romana.
Dio e la sua Madre celeste ci benedicano tutti.
Francesco Baldini
Note:
[1]: Mons. Pio Del Corona, O.P., Novena in preparazione della festa della Assunzione, Firenze, Suore Domenicane dello Spirito Santo, s.i.d., p.5
[2]: ibidem, p.6
[3]: ibidem
© Riproduzione riservata

Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona

Primo giorno
La morte di Maria.
                Maria SS.ma dopo l’Ascensione del suo divino Figlio Gesù, restò lunghi anni nella Chiesa, fu magistero vivente di ogni virtù, assistè al Sacrifizio incruento, si comunicò per mano di s. Giovanni, consolò i poveri, benedisse i fanciulli, accese le vergini all’amore dello sposo celeste, tesoreggiò dovizie di meriti, languì d’ineffabile carità e infine ebbe intorno a sé gli Apostoli, li benedisse, si accomiatò da loro, e si addormentò nel bacio di Cristo.
                La benedetta Maria morì di una morte che non fu pena, perché Ella non era stata concepita nel peccato, ma sì di una morte che fu condizione della carne, come dice la Chiesa. Fu un vero transito, e potrebbe dirsi, come un’estasi d’amore.
                Bisognava, dice il Bossuet, per fare entrare Maria nella gloria, spogliarla della miserabile mortalità che è come una veste straniera, e l’amore la spogliò, facendola morire. Geù venne al fianco della sua Divina Madre, reclinata come un fiore sullo stelo, e ripagandola dell’assistenza che gli aveva fatto sotto la Croce, la pigliò a sé.
                Maria, dica san Giovanni Damasceno,  rese con gloria la sua anima a Gesù, il quale la portò seco in Cielo e la rivestì di gloria. E’ cosa che trascende la nostra immaginazione quel primo ingresso dell’anima di Maria nell’empireo, ove fu investita dal lume beatifico e glorificata inenarrabilmente dalla Trinità eterna di che ella era stata il talamo e il tempio. Quell’anima benedetta doveva per qualche tempo stare davanti a Dio senza il velo del corpo e vivere così quale spirito tra gli spiriti in grembo alla gloria. E niuno può pensare quel giubilo e quel trionfo dell’anima virginale della madre di Dio.
Oremus
Per Voi, Maria, ci furono dischiuse le porte del paradiso, per Voi che regina cogliete angelici trionfi. Pregate, o Maria, per noi, combattete il demonio per noi, guardateci dal cielo, difendeteci in vita, cuopriteci con le vostre ali in morte e dopo l’esilio mostrateci il dolce frutto del vostro seno, Gesù.
Amen.


domenica 17 giugno 2018

«Da mihi virtutem contra hostes tuos!».


San Luigi Maria Grignion da Montfort e il bonum proelium.
Mi è stato più volte chiesto nei miei scambi epistolari a cosa servisse la devozione della Santa Schiavitù d’amore a Gesù per Maria di san Luigi Maria Grignoin de Montfort1.  Ovviamente il primo e fondamentale scopo di questa santa devozione è la salvezza della propria anima e di quella degli altri. Ma come possiamo cooperare alla salvezza dei nostri cari e delle società, oltre al modo, potremmo dire assai scontato, della preghiera per altri? E’ un problema che collega la montfortologia con la fatimologia, di cui avremo modo di parlare2.
Spesso sentiamo parlare di “buona battaglia” e pensiamo ai soliti luoghi evangelici e paolini. Non basta. Per buona battaglia, almeno dopo il 1789, ma in senso generale pure prima, si può intendere il combattimento spirituale, ma pure culturale e socio-politico contro le conseguenze nefaste della Rivoluzione3. Ma come attrezzarsi contro questo mostro proteiforme quale è la Rivoluzione? Il Montfort e la sua devozione, i suoi scritti ci aiutano ad elaborare una strategia e a metterla in pratica. Vediamo come.
Cercare il tesoro, nonostante tutto.
Nei miei pluridecennali studi sul Montfort e la sua figura, mi sono più volte imbattuto nella tradizione, ripresa dai racconti popolari della Bretagna, terra del nostro santo, per cui un giovane parte ardimentoso alla ricerca di un tesoro e, sprezzante del pericolo, affronta vicissitudini di ogni tipo. Mentre tutti, poi, lo dissuadono dal suo proposito, ripetendogli “Non ce la farai”, costui tetragono ai colpi di ventura, cammina, procede e riesce.
Ecco cosa ha fatto il Montfort; ecco cosa dobbiamo fare noi. Se è indispensabile il bagaglio di dottrina e spiritualità, ottenuto con una solida ed ortodossa formazione cattolico-romana4; ciò non basta se non lo si accompagna con un ardore pugnace verso le sfide che ci attendono. E la prima e fondamentale è la Reconquista di popoli e società a Cristo Re e alla Civiltà Cristiana5. Mi permetto di far notare che le stupende iniziative della melior pars del mondo cattolico, anche sul versante operativo, s’incagliano spesso nelle secche di un conflitto da trincea o sortiscono il deleterio vizio del “convegnismo”6, se non posseggono il suddetto ardore, congiunto ad umiltà e spirito di sacrificio. Giusto evocare frasari d’ascendenza crociata per le battaglie pro vita o famiglia naturale, ma se poi non si traducono in una pratica diffusa e porosamente invasiva, non danno il risultato sperato.
Torniamo alla nostra leggenda bretone. Il giovane ardimentoso cerca il tesoro. Il tesoro-abbiamo accennato sopra- è la restaurazione, non parziale, ma totale, della Civiltà cristiana. Il Montfort con la sua vita così piena di impegni spirituali e missionari, ma in pari tempo di apparenti fallimenti7, ci illumina la via da percorrere. Per essere buoni schiavi di Gesù per Maria, occorre spogliarsi dello spirito del mondo, che poi costituisce pure la prima fase di preparazione alla Consacrazione montfortinana8. Ma ovviamente non è sufficiente questo. Bisogna rivestirci di Gesù e di Maria9 e poi portarli agli altri. Semplice evangelizzazione? Non direi. Missionarietà classica? Neppure. I tempi che stiamo vivendo, e lo dimostra il moltiplicarsi inversosimile di presunte mariofanie, a prescindere dalla loro veridicità, abbisognano di mezzi eccezionali. Gli apostoli degli Ultimi Tempi, ben preconizzati dal Montfort nel corpus delle sue opere, affronteranno il nemico con il crocifisso su una mano e la corona del Rosario nell’altra. Ma attenzione a non leggere quest’immagine solo in senso strettamente eucologico-spirituale. Il Crocifisso sta ad indicare l’applicazione sistematica nella propria vita del senso della Croce, del sacrificio e della rinunzia per un bene maggiore10; la corona del Rosario non è soltanto devozione mariana, bensì mimesi mariana totale, ossia acquistare-ovviamente per quanto ci è consentito- la purezza, la fierezza della Nostra Madre e Regina. E adesso? Ci lanciamo a riconquistare i bastioni caduti in mano al nemico.

Riconquistare i Bastioni.
Un’immagine assai ricorrente, seppure variata, presso i modernisti d’inizio Novecento, è quella della Conquista dei bastioni, ossia delle piazzeforti della Chiesa e della società cristiana, già fortemente cadute in mano nemica nei secoli precedenti. Detronizzare Cristo Re dalle società e dalle anime. Ebbene, la parabola novecentesca fino al post-cattolicesimo attuale11 dimostra come questo processo plurisecolare sia ormai al capolinea. Evento in sé positivo, ma non scevro di drammatiche conseguenze. E ciò senza dover chiamare necessariamente in causa i monita profetici di varia matrice.
Ma come possiamo noi, semplici milites Christi abbattere bastioni così insormontabili? Diventando dei Luigi da Montfort. Voglio spiegarmi con un esempio. La Pompei mariana e longhiana, che ha mirabilmente soppiantato, quella pagana e idolatra, verrà investita dal fango peccaminoso del gay pride il prossimo 30 giugno. Cosa faranno i cattolici, i mariani, i devoti di Maria? Scriveranno petizioni on line, si accapiglieranno con destrezza in dibattiti nei social media, twitteranno frasi imperiose e roboanti contro i “profanatori del Tempio”. E poi? Nulla. Anzi nulla da subito. Il processo, di cui l’omosessualismo è solo una tessera di mosaico, d’imbestiamento post-umano proseguirà senza sosta. Ma allora cosa dovrebbero fare i vandeani, i soldati di Cristo Re in questo frangente? Andare a Pompei. Per una contromanifestazione? Non solo. Per impedire fisicamente il gay pride. Come certi nostri fratelli “ortodossi orientali” hanno fatto in Russia o certi amici islamici in Turchia o in paesi mussulmani. La cecità prodotta dal liberalismo nei cuori e nelle menti di gran parte del mondo cattolico, impedisce l’ardore necessario alla reconquista. Tornando al caso del gay pride a Pompei, se migliaia e migliaia di cattolici si scontreranno per impedire il gay pride, potranno essere messi in prigione? Forse. Ma non lo crediamo. E qui subentra la “prudenza della carne”, la paura di perdere ciò che si ha quali onorabilità sociale, affetti, denaro, lavoro etc… E questi sono gli stessi cattolici che non si faranno impiantare il chip sottocutaneo, il marchio della Bestia che servirà per vendere e per comprare? Ne dubito fortemente. Se non ci esercitiamo in piccoli atti di coraggio in  modo costante, l’habitus alla fierezza e al combattimento non potrà darcelo certo un’orazione, derubricata a semplice formuletta magica. L’azione di reconquista è legata a quella che amo definire l’etica delle tre P: Pazienza, Passione, Perseveranza. Bonificare il proprio spazio sociale o familiare solo con azioni di ripiego, senza il coraggio necessario, non porterà a nulla.

Sodali più che amici.
Sono orgogliosamente presente in una battaglia carsica ormai da qualche lustro e seppur poco conosciuto12-Deo gratias!- ho potuto individuare certi errori ricorrenti e certe costanti etico-antroplogiche dell’età nostra. Non c’era sicuramente bisogno dell’avvento di facebook aut similia per impoverire e banalizzare un termine come amico ed un concetto come amicizia. Ho già affrontato tante volte la questione, qui mi interessa in rapporto alla reconquista, mariana, montfortiana, vandeana. Primum: i veri amici sono e devono essere sottoposti a continua verifica. Ergo: il loro numero sarà necessariamente esiguo. L’ossessione dei tempi nostri in cui milioni di pagine social vomitano ogni giorno puerili foto di pletore post-umane di presunti amici al bar, in discoteca, al mare o alla gmg mondanizzata non ha nulla a che fare con la philìa greca, con il vero concetto di amicizia. Nella buona battaglia controrivoluzionaria, tuttavia, non ci servono amici, ma sodali.
Il sodale, semplificando all’osso, è colui/colei che condivide in toto i tuoi ideali di battaglia. Può- anzi in certi casi è auspicabile- non essere un tuo familiare, un tuo parente e-incredibile dictu- un tuo correligionario. Con il sodale stabilisci un rapporto di fratellanza totale che è assai simile agli antichi ordini religiosi e cavallereschi o alle moderne società segrete ed iniziatiche. Pianifichi un’operazione, coltivi interessi comuni, comunichi nei modi più impensabili. Costui si deve fidare di te e tu di lui. Chi contravviene a questo patto di fides va sanzionato. Solo così il pusillus grex non sarà un mero piccolo gregge di pecorelle impaurite, ma un plotone di aquile, di leoni pronti alla pugna. Basti pensare al lussureggiante bestiario evocato dal Montfort nella sua Preghiera Infuocata.
“Dateci forza contro i vostri nemici!”. Tiriamo le fila del discorso.
A cosa ci ha condotto tutto questo nostro discorrere? Ad aver chiarito alcuni punti e preso alcune risoluzioni.
Abbiamo visto che lo schiavo di Gesù per Maria è nascosto al mondo corrotto e corrompitore, ma lotta contro di esso sia attraverso le consuete armi spirituali che per mezzo di un habitus di battaglia pratico e operativamente fruttuoso.
Abbiamo appurato che al suddetto apostolo non spaventano le imprese temerarie, come il giovane della leggenda bretone, ma pianifica in  modo sistematico il suo itinerarium, conscio delle sconfitte che arriveranno e al tempo stesso fiero di combattere per un Causa che non potrà che essere vincente.
Si è appurato, poi, che il fine della battaglia è il ritorno di Cristo Re e della Catholica Veritas in temporalibus, senza infingimenti e tentennamenti.
Ma si è dovuto constatare che tutto ciò si può fare solo con una pars electa, un gruppo scelto di sodali che- mi si passi l’espressione a me congeniale- formi una Tavola Rotonda cristomimetica.
Esiste forse una frase che possa compendiare tutto ciò? Senza dubbio. E’ la soave invocazione alla Beata Vergine: “ Da mihi virtutem contra hostes tuos!”.

Buona battaglia a tutti.

Francesco Baldini


Note:
[1] Sto svolgendo un’esposizione della Santa Schiavitù montfotiana in questa sede: https://nihilvolitur.blogspot.com/search/label/santa%20schiavit%C3%B9%20del%20montfort
[2] Ma cos’è sia la Fatimologia che la Montfortologia? Ci sono autori (pensiamo al sommo poeta Dante Alighieri) o eventi (nascita del Cristianesimo, scoperta delle Americhe) che abbisognano di settori di studio loro specifici. Lo stesso vale per le apparizioni a Fatima nel 1917 e ciò che le preparò come ciò che seguì ad esse; come pure per il nosrto san Luigi. Avrò modo di tornare sull’argomento un maniera più diffusa
[3] Come definire il termine Rivoluzione? Mi vengono in aiuto le parole di un grande pensatore controrivoluzionario del ‘900: la Rivoluzione si presenta«come un immenso processo di tendenze, di dottrine, di trasformazioni politiche ed economiche, che derivano in ultima analisi[…]da un deterioramento morale causato da due vizi fondamentali: l’orgoglio e l’impurità, che suscitano nell’uomo un’incompatibilità profonda con la dottrina cattolica»( Plinio Corrêa de Oliveria) Ripreso da P. Corrêa de Oliveria «La devozione mariana e l’apostolato contro-rivoluzionario» in «Tradizione, Famiglia, Proprietà nel mondo», a.XXII, n.69, giugno 2016, pp.13-24. La citazione è a p.17
[4] La vexata questio di una buona formazione cattolico-romana per il laico credente è attualmente ancora irrisolta a causa di molteplici fattori, in primo luogo l’autodistruzione della cultura cattolica a partire dal 1962 e successivi. Anche per questo nel mio nuovo network della blogsphera mi sono riproposto di fornire il mio personale contributo.
[5] Impossibile compendiare in una nota in calce la dottrina della regalità sociale di Cristo. Rinvio soltanto alla lettura dell’enciclica Quas Primas di Pio XI e ai mie scritti in proposito.
[6] Tessere le lodi dei libri ad un bibliofilo e bibliomane quale il sottoscritto è praticamente sfondare un porta aperta. Tuttavia, il “convegnismo” è la grottesca pretesa di fare militia Christi soltanto con la presentazione di volumi in giornate ad hoc e niente più. Mera autoreferenzialità.
[7] Come non ricordare tutte le contraddizioni e ingiustizie subite da san Luigi sulla sua strada di predicatore e apostolo? Basti per tutte l’ordine di re Luigi XIV di distruggere il calvario di Pont-Chateau nel 1710 alla vigilia della sua inaugurazione.
[8] «Quelli e quelle che vorranno abbracciare questa particolare devozione [impiegheranno] almeno dodici giorni a vuotarsi dello spirito del mondo contrario a quello di Gesù Cristo» (Trattato della vera devozione a Maria Vergine, n.227).
[9] Cfr. Trattato della vera devozione a Maria Vergine, n. 228-30
[10] Come poter dimenticare la mirabile perla di spiritualità montfortiana che è “La lettera agli amici della croce”. Cfr: San Luigi Maria Grignion da Montfort, Lettera agli amici della Croce, Roma, Edizioni Montfortiane, 200113
[11] Senza lanciarmi in sociologismi di corto respiro, per post-cattolicesimo sono solito intendere l’autodemolizione dell’identità, spiritualità e dottrina cattoliche da parte dei cattolici stessi, sedicenti tali, lobotomizzati da un apparentemente trionfante neomodernismo, almeno negli ultimi cinquant’anni.
[12] Uno dei peggiori mali dei nostri tempi è-non cesserò mai di ripeterlo- la vanagloria intellettuale, il mero desiderio di apparire, più essere. Cancro che corrode menti e cuori ad ogni latitudine politica e religiosa
© Riproduzione riservata


giovedì 31 maggio 2018

La Santa Schiavitù d’Amore di Gesù in Maria. III Pars Con Maria, in Maria e per Maria


Dopo aver chiarito il termine schiavitù all’interno della devotio mariana montfortiana e dopo aver ribadito lo scopo specifico di suddetta devozione, anche in ragione dei tempi odierni e della buona battaglia controrivoluzionaria, iniziamo ad indagare in cosa consiste e come vivere al meglio la santa Schiavitù d’amore in Gesù per Maria.
Cosa consacriamo a Gesù per Maria, quando ci rendiamo tutti di questi due sublimi amori? In primo tutto il nostro corpo con i suoi sensi; poi l’anima tutta con le sue facoltà; i beni temporali che useremo sub specie aeternitatis e quelli spirituali, il cui valore offriremo a Maria SS.ma ad maiorem Dei gloriam.
Ma perché consacrarsi a Maria come suo schiavo in questo modo? Per imitare anzitutto la sublime sottomissione di Gesù nei trent’anni della sua vita nascosta; poi per riconoscere solennemente i diritti di Maria quale Madre di Dio su di noi e sul creato; e in ultimo per ricevere l’abbondanza di grazie, di cui Maria è tesoriera e che riverserà su di noi, qualora ci sottomettiamo totalmente alla sua volontà.
Per questo, una volta effettuata la solenne consacrazione, dopo una preparazione di almeno trenta giorni1 , occorre vivere pienamente e totalmente la Santa Schiavitù d’amore.  Non bisogna fare altro che agire. Ma come?
Agire per mezzo di Maria, vale a dire non fidarsi di sé e dei propri meriti, ma tutto offrire a Lei perché ci conduca a Gesù.
Agire con Maria, ossia alla sua augusta presenza, e assumerla quale modello da imitare in tutto.
Agire in Maria, cioè unirsi alle sue disposizioni, non cercare altro tesoro spirituale se non Lei sola e farci sempre guidare in tutto da Lei.
Agire per Maria, che significa se non compiere ogni azione per la gloria di Maria, per suo amore, per ottemperare ai suoi santi disegni, che poi non sono altro che quelli di Dio stesso.
Ma prima di arrivare ad una vita tutta con Maria, il vero devoto deve approntare una strada ardua, ma percorribile, se ha fede, devozione e amore a Maria. Tale piccola via, alla quale abbiamo già accennato2, trova nella solenne Consacrazione a Gesù per Maria, con tanto di formula eucologica, composta dallo stesso san Luigi, il suo passaggio obbligato. Ma prima di ciò, il penitente deve affrontare un cammino preparatorio di almeno trenta giorni3, culminante nella consacrazione stessa.  Ogni giorno è buono per fare la consacrazione? Certamente sì, ma di solito si consiglia qualche festa solenne. Tra i montfortologi ci sono varie scelte di date, ma prevalgono feste ovviamente mariane. Chi scrive, invece, pur non escludendo date di solennità mariane, non disdegna pure altre feste dal forte significato spirituale, come il 28 aprile, memoria di San Luigi da Montfort o il 27 dicembre, festa di san Giovanni evangelista4.
Cosa solennizza il giorno della consacrazione oltre la recita solenne della formula consacratoria? Sentiamo san Luigi nel Tractatus: «Sarà bene che in tale giorno paghino qualche tributo a Gesù Cristo e alla sua santa Madre, sia in penitenza della passata infedeltà ai voti del Battesimo, sia per professare la loro dipendenza dal dominio di Gesù e di Maria. E questo tributo sarà secondo la devozione e la capacità di ciascuno, o un digiuno, o una mortificazione o un’elemosina o un cero. Quand’anche offrissero soltanto uno spillo, ma di buon cuore, tanto basterebbe a Gesù che guarda solo la buona volontà» (Tractatus VIII,232).
Alle tipologie di tributo qui sopra esposte dal santo c’è chi ha aggiunto l’offerta di libri santi e devoti per la salvezza delle anime oppure – come chi scrive- usare  i social media o similia per diffondere la devozione della Santa Schiavitù d’amore, mezzo potente di combattimento e strumento di salvezza in questi tempi burrascosi.
Continua.
Francesco Baldini


Note:
[1] Sulle modalità e sulla strutturazione di suddetta preparazione avremo modo di tornarci in dettaglio più avanti
[3] Alcuni riducono il cammino di trenta giorni a soli dieci per coloro che già conoscono la santa Devizione del Montfort o si sono già solennemente consacrati. Chi scrive, tuttavia, ritiene utile per tutti, anche il presenza delle numerose rinnovazioni della Consacrazione, di adottare lo schema dei trenta giorni, perché spiritualmente più proficuo.

[4] Chi scrive, si consacrò proprio in data 27 dicembre di ormai qualche anno fa e la consiglia, non solo perché collegata al culto a Sacro Cuore di Gesù e alle rivelazioni di Paray Le-Monial, ma pure perché l’inizio della preparazione avverrebbe il 27 novembre, festa della Medaglia Miracolosa, sacramentale per unito alla spiritualità montfortiana ed altra potente arma di battaglia spirituale
.
© Riproduzione riservata



mercoledì 30 maggio 2018

La Santa Schiavitù d’Amore di Gesù in Maria. II Pars Ad Jesum per Mariam!


Chiarito il significato del termine schiavitù all’interno della devozione montfortiana alla Beata Vergine, occorre procedere alla descrizione di questo giardino di delizie che è la Vera Devozione a Maria. Guida sicura in questo viaggio di amore e santificazione è senza dubbio il Tractatus montfortiano, vera summa della spiritualità mariana del santo predicatore.
In primo luogo, San Luigi ci tiene a ribadire che                 una solida devozione alla Vergine ci avvicina e non ci allontana dall’amore verso Nostro Signore Gesù Cristo. Dice il Montfort: «Se […] stabiliamo la solida devozione a Maria SS., è solo per stabilire più perfettamente quella a Gesù Cristo, solo per offrire un mezzo facile e sicuro di trovare Gesù Cristo» (Tractatus II,62). Se accadesse il contrario, infatti, ossia se tale devozione raffreddasse in noi l’amore al Salvatore, andrebbe rigettata come opera del demonio (ibidem)
Con quanto entusiasmo e trasporto spirituale i cristiani di ogni condizione sociale e culturale dovrebbero abbracciare, ieri come oggi, questa santa Devozione! Eppure san Luigi- e noi con lui- dobbiamo constatare con amarezza una realtà molto dolorosa. E per questo nel Tractatus il santo si rivolge direttamente a Nostro Signore, dicendogli: «Qui io mi rivolgo un momento a Voi, amabile mio Gesù, per lagnarmi dolorosamente con la divina Vostra Maestà, che la maggior parte dei cristiani, anche i più dotti, non conoscono l’unione necessaria che c’è tra Voi e la Vostra santa Madre» (Tractatus II,63). Per capire tale unione, tuttavia, bisogna fare un passo indietro. In Tractatus I, 14-15 san Luigi, dopo aver stabilito che solo Dio «per far tutto, basta che lo voglia» (Tractatus I,14), aggiunge che, premessa la natura onnipotente dell’Altissimo: «Iddio avendo voluto cominciare e completare le sue più grandi opere per mezzo di Maria, fin dal momento in cui l’ha plasmata, è consequenziale credere che nei secoli dei secoli non cambierà metodo: egli è Dio e non cambia né sentimenti né condotta» (ibidem 15). Pertanto, l’unione tra Gesù e Maria è così inscindibile che sarebbe più facile separare la luce dal sole e il calore dal fuoco che disgiungere questi due mirabili amori che sono per il cristiano Gesù e Maria. Di più. Sarebbe più semplice scindere Iddio dai suoi Angeli e Santi che dalla divina Maria: «perché ella [lo] ama più ardentemente e [lo] glorifica con perfezione maggiore di quella di tutte le altre [sue] creature messe insieme». (Tractatus II,63).
Mi si permetta d’indugiare ancora un po’ su questa sezione del Tractatus,nella quale il Montfort polemizza con il falsi devoti di Maria in quanto  argomento funzionale sia per rafforzare  il nostro attaccamento alla Santa Schiavitù d’amore sia per combattere il bonum proelium nei confronti di quel pernicioso minimalismo mariano, mariologico e –mi si passi l’allargamento dell’orizzonte- mariofanico che ha visto negli ultimi decenni un raffreddamento della vera devozione alla Madonna con modalità differenti, ma pur sempre deleterie per la santificazione dei singoli e delle società1.
Dopo aver stabilito la stretta unione fra Gesù e Maria, il Montfort prosegue: «Dopo ciò, amabile mio Maestro, non è cosa strana e dolorosa vedere l’ignoranza e le tenebre di tutti gli uomini di quaggiù riguardo alla vostra santa Madre?» (Tractatus II,64). E qui san Luigi ci tiene a precisare che non sta parlando di pagani e infideles che: «non conoscendo voi [Gesù  Cristo N.d.R], non si curano affatto di conoscer[la] [la santa Vergine]» (ibidem), e neppure di eretici e scismatici: «che non si curano di essere devoti della Vostra Santa Madre, essendosi separati da Voi e dalla vostra santa Chiesa»(ibidem). Ma allora a chi si rivolge il santo apostolo di Maria? «Ma parlo dei cristiani cattolici, che, pur facendo professione d’insegnare agli altri la verità, non conoscono né Voi né la  Vostra santa Madre, fuorché in una maniera speculativa, arida, sterile e indifferente»(ibidem). Il passo anzidetto è uno degli snodi fondamentali del Tractatus montfortiano, utile per la guerra in atto contro l’eresia modernista e neomodernista, compendio degli errori dei secoli passati, che ammorba la Chiesa e i cattolici da quasi mezzo secolo. A chi si rivolgeva il Montfort con questa sua pacata ma ferma reprimenda? Ad una costellazione di autori e di movimenti come le armate gianseniste o ad autori come Adamo Widenfelt 2 o ante litteram allo scontro titanico, avvenuto nel XVIII secolo tra Ludovico Antonio Muratori, portatore di un minimalismo mariano raggelante la pietà religiosa e sant’Alfonso Maria de’ Liguori, campione invincibile delle Glorie e prerogative della Regina e Signora nostra3.
Mi riservo in futuro di ritornare con più calma su questo passo fondamentale del Tractatus montfortiano, per metterne in evidenza in modo ancor più inequivocabile le implicazioni per la Chiesa e la vita cristiana di oggi.
Pertanto, stabilito tutto ciò, possiamo domandarci in cosa consista questa Vera Devozione a Gesù per Maria.  Il fine precipuo di questa santa Devozione è senza ombra di dubbio quello di stabilire perfettamente il Regno di Maria nelle nostre anime in modo tale da potervi insediare in maniera altrettanto perfetta il Regno di Nostro Signore Gesù Cristo. Si tratta- come già accennato4- di un metodo semplice, di una piccola e salutifera via di salvezza personale e collettiva5 che, sebbene sia rivolta ad anime semplici, ciò non la rende impraticabile pure dai dotti e dagli studiosi. Anzi, in virtù di tale semplicità che è tutt’una con una perfetta umiltà di cuore e di spirito, ci sentiamo  in dovere di dire che soprattutto, coloro i quali sono stati dotati da Nostro Signore di doni di scienza e intelligenza dovrebbero praticarla con zelo e fervore.
Perché non possiamo fare a meno di metterci al servizio di Maria quali suoi schiavi d’amore? Poiché Ella è nostra Madre e Maestra, Giuda e Ancora di salvezza nel procelloso mare di questo mondo. La nostra debolezza, i nostri notevoli , ripetuti e gravi peccati potrebbero portarci a disperare dell’aiuto di Dio, del soccorso di Cristo Re. Ma come può un Figlio sì benevolo rifiutare le suppliche di sì eccelsa Madre?
Gli Schiavi d’amore di Maria passano dall’onerosa schiavitù d’odio del peccato e del demonio a quella leggera e di grazia, di amore a Gesù per Maria. Tutti noi dobbiamo sentirci interpellati da questa chiamata all’amore pieno e alla libertà vera. Quanto tempo perso in peccati e bagatelle inutili del mondo corrotto e corrompitore! Quante promesse di conversione fatte e subito rinnegate! Quanta amarezza per essere stati non motivo di esempio santo per gli altri, ma di scandalo! Non arrendiamoci! Maria SS.ma è qui e per il tramite del suo servo devoto San Luigi da Montfort ci vuole suoi Schiavi d’amore. Qualunque sia il nostro stato sociale, spirituale, culturale, economico, Ella è per noi Arca dell’Alleanza, Stella del mare, Porta del Cielo, Corredentrice nostra. Abbiamo bisogno di Gesù, nostro Signore? Cerchiamolo tra le braccia di sua Madre. E lì lo troveremo e troveremo altresì il porto sicuro e la pace dell’anima. Dio Onnipotente ci benedica tutti e ci guidi in questo cammino stretto e impervio che, però, conduce alla luce sempiterna.

Francesco Baldini


Note:

[1] Suddetto minimalismo ha diverse matrici culturali e religiose, ma si può ricondurre da un lato al fenomeno della secolarizzazione religiosa, incentivato dall’accelerazione, data dalla società post-industriale e post-moderna, all’abbandono della dimensione rurale e ipso facto spirituale a vantaggio del  nuovo inurbamento degli “idioti globalizzati”; dall’altro alla penetrazione e temporanea occupazione della Chiesa cattolico-romana da parte dell’eresia neomodernista e dei suoi molteplici testimoni ed epigoni.
[2] Adamo Widenfelt compose un acido e ammorbante libercolo dichiama impostazione semiptrotestantica, atto a minimizza la grandezza di Maria SS.ma. Testo messo all’Indice nel 1672 e nel 1676, si diffuse in molti Paesi del Nord Europa e pure in Italia, contribuendo a creare un clima spirituale e religioso fortemente anti-mariano, ben alimentato poi dal 1655 dalla prima ondata giansenista
[3] Lo scontro Muratori vs S. Alfonso mi ha sempre appassionato. Pu essendo conscio della sterminata erudizione del Muratori, mi sono sempre schierato per formazione e sensibilità dottrinale e spirituale dalla parte del grande dottore della Chiesa e patroni dei teologi morali. Tra le opere del Muratori, atte a propagandare una pietà mariana deviata e decurtata, non possiamo dimenticare “della regolata devozione dei cristiani” che molto influenzerà il modernismo d’inizio Novecento e pure molte deviazioni contemporanee di un neomodernismo moderato, apparentemente ortodosso,  ma forse più pericoloso di quello evidente e radicale
[4]: Cfr:“La Santa Schiavitù d’Amore di Gesù in Maria. I Pars. Difficoltà del termine schiavitù” (https://nihilvolitur.blogspot.it/2018/04/la-santa-schiavitu-damore-di-gesu-in.html)
[5] La Santa Schiavitù d’amore del Montfort s’inscrive nel suo programma non solo di salvezza della singole anime, ma pure della società apostate e secolarizzate, è uno strumento fondamentale per instaurare la Regalità sociale di Cristo per Maria e per questo ha pure un’alta connotazione politico-sociale, oltre che etico-spirituale.


© Riproduzione riservata