San Luigi Maria Grignion da Montfort e il bonum proelium.
Mi
è stato più volte chiesto nei miei scambi epistolari a cosa servisse la devozione
della Santa Schiavitù d’amore a Gesù per Maria di san Luigi Maria Grignoin de Montfort1.
Ovviamente il primo e fondamentale scopo
di questa santa devozione è la salvezza della propria anima e di quella degli altri.
Ma come possiamo cooperare alla salvezza dei nostri cari e delle società, oltre
al modo, potremmo dire assai scontato, della preghiera per altri? E’ un problema
che collega la montfortologia con la fatimologia, di cui avremo modo di parlare2.
Spesso
sentiamo parlare di “buona battaglia” e pensiamo ai soliti luoghi evangelici e paolini.
Non basta. Per buona battaglia, almeno dopo il 1789, ma in senso generale pure prima,
si può intendere il combattimento spirituale, ma pure culturale e socio-politico
contro le conseguenze nefaste della Rivoluzione3. Ma come attrezzarsi
contro questo mostro proteiforme quale è la Rivoluzione? Il Montfort e la sua devozione,
i suoi scritti ci aiutano ad elaborare una strategia e a metterla in pratica. Vediamo
come.
Cercare
il tesoro, nonostante tutto.
Nei
miei pluridecennali studi sul Montfort e la sua figura, mi sono più volte imbattuto
nella tradizione, ripresa dai racconti popolari della Bretagna, terra del nostro
santo, per cui un giovane parte ardimentoso alla ricerca di un tesoro e, sprezzante
del pericolo, affronta vicissitudini di ogni tipo. Mentre tutti, poi, lo dissuadono
dal suo proposito, ripetendogli “Non ce la farai”, costui tetragono ai colpi di
ventura, cammina, procede e riesce.
Ecco
cosa ha fatto il Montfort; ecco cosa dobbiamo fare noi. Se è indispensabile il bagaglio
di dottrina e spiritualità, ottenuto con una solida ed ortodossa formazione cattolico-romana4;
ciò non basta se non lo si accompagna con un ardore pugnace verso le sfide che ci
attendono. E la prima e fondamentale è la Reconquista di popoli e società a Cristo
Re e alla Civiltà Cristiana5. Mi permetto di far notare che le stupende
iniziative della melior pars del mondo
cattolico, anche sul versante operativo, s’incagliano spesso nelle secche di un
conflitto da trincea o sortiscono il deleterio vizio del “convegnismo”6,
se non posseggono il suddetto ardore, congiunto ad umiltà e spirito di sacrificio.
Giusto evocare frasari d’ascendenza crociata per le battaglie pro vita o famiglia
naturale, ma se poi non si traducono in una pratica diffusa e porosamente invasiva,
non danno il risultato sperato.
Torniamo
alla nostra leggenda bretone. Il giovane ardimentoso cerca il tesoro. Il tesoro-abbiamo
accennato sopra- è la restaurazione, non parziale, ma totale, della Civiltà cristiana.
Il Montfort con la sua vita così piena di impegni spirituali e missionari, ma in
pari tempo di apparenti fallimenti7, ci illumina la via da percorrere.
Per essere buoni schiavi di Gesù per Maria, occorre spogliarsi dello spirito del
mondo, che poi costituisce pure la prima fase di preparazione alla Consacrazione
montfortinana8. Ma ovviamente non è sufficiente questo. Bisogna rivestirci
di Gesù e di Maria9 e poi portarli agli altri. Semplice evangelizzazione?
Non direi. Missionarietà classica? Neppure. I tempi che stiamo vivendo, e lo dimostra
il moltiplicarsi inversosimile di presunte mariofanie, a prescindere dalla loro
veridicità, abbisognano di mezzi eccezionali. Gli apostoli degli Ultimi Tempi, ben
preconizzati dal Montfort nel corpus delle
sue opere, affronteranno il nemico con il crocifisso su una mano e la corona del
Rosario nell’altra. Ma attenzione a non leggere quest’immagine solo in senso strettamente
eucologico-spirituale. Il Crocifisso sta ad indicare l’applicazione sistematica
nella propria vita del senso della Croce, del sacrificio e della rinunzia per un
bene maggiore10; la corona del Rosario non è soltanto devozione mariana,
bensì mimesi mariana totale, ossia acquistare-ovviamente per quanto ci è consentito-
la purezza, la fierezza della Nostra Madre e Regina. E adesso? Ci lanciamo a riconquistare
i bastioni caduti in mano al nemico.

Riconquistare
i Bastioni.
Un’immagine
assai ricorrente, seppure variata, presso i modernisti d’inizio Novecento, è quella
della Conquista dei bastioni, ossia delle piazzeforti della Chiesa e della società
cristiana, già fortemente cadute in mano nemica nei secoli precedenti. Detronizzare
Cristo Re dalle società e dalle anime. Ebbene, la parabola novecentesca fino al
post-cattolicesimo attuale11 dimostra come questo processo plurisecolare
sia ormai al capolinea. Evento in sé positivo, ma non scevro di drammatiche conseguenze.
E ciò senza dover chiamare necessariamente in causa i monita profetici di varia matrice.
Ma
come possiamo noi, semplici milites Christi
abbattere bastioni così insormontabili? Diventando dei Luigi da Montfort. Voglio
spiegarmi con un esempio. La Pompei mariana e longhiana, che ha mirabilmente soppiantato,
quella pagana e idolatra, verrà investita dal fango peccaminoso del gay pride il
prossimo 30 giugno. Cosa faranno i cattolici, i mariani, i devoti di Maria? Scriveranno
petizioni on line, si accapiglieranno con destrezza in dibattiti nei social media,
twitteranno frasi imperiose e roboanti contro i “profanatori del Tempio”. E poi?
Nulla. Anzi nulla da subito. Il processo, di cui l’omosessualismo è solo una tessera
di mosaico, d’imbestiamento post-umano proseguirà senza sosta. Ma allora cosa dovrebbero
fare i vandeani, i soldati di Cristo Re in questo frangente? Andare a Pompei. Per
una contromanifestazione? Non solo. Per impedire fisicamente il gay pride. Come
certi nostri fratelli “ortodossi orientali” hanno fatto in Russia o certi amici
islamici in Turchia o in paesi mussulmani. La cecità prodotta dal liberalismo nei
cuori e nelle menti di gran parte del mondo cattolico, impedisce l’ardore necessario
alla reconquista. Tornando al caso del gay pride a Pompei, se migliaia e migliaia
di cattolici si scontreranno per impedire il gay pride, potranno essere messi in
prigione? Forse. Ma non lo crediamo. E qui subentra la “prudenza della carne”, la
paura di perdere ciò che si ha quali onorabilità sociale, affetti, denaro, lavoro
etc… E questi sono gli stessi cattolici che non si faranno impiantare il chip sottocutaneo,
il marchio della Bestia che servirà per vendere e per comprare? Ne dubito fortemente.
Se non ci esercitiamo in piccoli atti di coraggio in modo costante, l’habitus alla fierezza e al combattimento non potrà darcelo certo un’orazione,
derubricata a semplice formuletta magica. L’azione di reconquista è legata a quella
che amo definire l’etica delle tre P: Pazienza, Passione, Perseveranza. Bonificare
il proprio spazio sociale o familiare solo con azioni di ripiego, senza il coraggio
necessario, non porterà a nulla.
Sodali
più che amici.
Sono
orgogliosamente presente in una battaglia carsica ormai da qualche lustro e seppur
poco conosciuto12-Deo gratias!- ho potuto individuare certi errori ricorrenti
e certe costanti etico-antroplogiche dell’età nostra. Non c’era sicuramente bisogno
dell’avvento di facebook aut similia per impoverire e banalizzare un termine come
amico ed un concetto come amicizia. Ho già affrontato tante volte la questione,
qui mi interessa in rapporto alla reconquista, mariana, montfortiana, vandeana.
Primum: i veri amici sono e devono essere sottoposti a continua verifica. Ergo:
il loro numero sarà necessariamente esiguo. L’ossessione dei tempi nostri in cui
milioni di pagine social vomitano ogni giorno puerili foto di pletore post-umane
di presunti amici al bar, in discoteca, al mare o alla gmg mondanizzata non ha nulla
a che fare con la philìa greca, con il
vero concetto di amicizia. Nella buona battaglia controrivoluzionaria, tuttavia,
non ci servono amici, ma sodali.
Il
sodale, semplificando all’osso, è colui/colei che condivide in toto i tuoi ideali
di battaglia. Può- anzi in certi casi è auspicabile- non essere un tuo familiare,
un tuo parente e-incredibile dictu- un
tuo correligionario. Con il sodale stabilisci un rapporto di fratellanza totale
che è assai simile agli antichi ordini religiosi e cavallereschi o alle moderne
società segrete ed iniziatiche. Pianifichi un’operazione, coltivi interessi comuni,
comunichi nei modi più impensabili. Costui si deve fidare di te e tu di lui. Chi
contravviene a questo patto di fides va sanzionato. Solo così il pusillus grex non sarà un mero piccolo gregge
di pecorelle impaurite, ma un plotone di aquile, di leoni pronti alla pugna. Basti
pensare al lussureggiante bestiario evocato dal Montfort nella sua Preghiera Infuocata.
“Dateci
forza contro i vostri nemici!”. Tiriamo le fila del discorso.
A
cosa ci ha condotto tutto questo nostro discorrere? Ad aver chiarito alcuni punti
e preso alcune risoluzioni.
Abbiamo
visto che lo schiavo di Gesù per Maria è nascosto al mondo corrotto e corrompitore,
ma lotta contro di esso sia attraverso le consuete armi spirituali che per mezzo
di un habitus di battaglia pratico e operativamente
fruttuoso.
Abbiamo
appurato che al suddetto apostolo non spaventano le imprese temerarie, come il giovane
della leggenda bretone, ma pianifica in modo
sistematico il suo itinerarium, conscio
delle sconfitte che arriveranno e al tempo stesso fiero di combattere per un Causa
che non potrà che essere vincente.
Si
è appurato, poi, che il fine della battaglia è il ritorno di Cristo Re e della Catholica
Veritas in temporalibus, senza infingimenti
e tentennamenti.
Ma
si è dovuto constatare che tutto ciò si può fare solo con una pars electa, un gruppo scelto di sodali che-
mi si passi l’espressione a me congeniale- formi una Tavola Rotonda cristomimetica.
Esiste
forse una frase che possa compendiare tutto ciò? Senza dubbio. E’ la soave invocazione
alla Beata Vergine: “ Da mihi virtutem contra hostes tuos!”.
Buona
battaglia a tutti.
Francesco
Baldini
Note:
[2] Ma cos’è sia la Fatimologia che la Montfortologia? Ci
sono autori (pensiamo al sommo poeta Dante Alighieri) o eventi (nascita del
Cristianesimo, scoperta delle Americhe) che abbisognano di settori di studio
loro specifici. Lo stesso vale per le apparizioni a Fatima nel 1917 e ciò che
le preparò come ciò che seguì ad esse; come pure per il nosrto san Luigi. Avrò
modo di tornare sull’argomento un maniera più diffusa
[3] Come definire il termine Rivoluzione? Mi vengono in
aiuto le parole di un grande pensatore controrivoluzionario del ‘900: la
Rivoluzione si presenta«come un
immenso processo di tendenze, di dottrine, di trasformazioni politiche ed
economiche, che derivano in ultima analisi[…]da un deterioramento morale
causato da due vizi fondamentali: l’orgoglio e l’impurità, che suscitano nell’uomo
un’incompatibilità profonda con la dottrina cattolica»( Plinio Corrêa de
Oliveria) Ripreso da P. Corrêa de Oliveria «La devozione mariana e l’apostolato
contro-rivoluzionario» in «Tradizione, Famiglia, Proprietà nel mondo»,
a.XXII, n.69, giugno 2016, pp.13-24. La citazione è a p.17
[4] La vexata questio di una buona formazione
cattolico-romana per il laico credente è attualmente ancora irrisolta a causa
di molteplici fattori, in primo luogo l’autodistruzione della cultura cattolica
a partire dal 1962 e successivi. Anche per questo nel mio nuovo network della
blogsphera mi sono riproposto di fornire il mio personale contributo.
[5] Impossibile compendiare in una nota in calce la dottrina
della regalità sociale di Cristo. Rinvio soltanto alla lettura dell’enciclica Quas Primas di Pio XI e ai mie scritti
in proposito.
[6] Tessere le lodi dei libri ad un bibliofilo e bibliomane
quale il sottoscritto è praticamente sfondare un porta aperta. Tuttavia, il “convegnismo”
è la grottesca pretesa di fare militia
Christi soltanto con la presentazione di volumi in giornate ad hoc e niente più. Mera
autoreferenzialità.
[7] Come non ricordare tutte le contraddizioni e ingiustizie
subite da san Luigi sulla sua strada di predicatore e apostolo? Basti per tutte
l’ordine di re Luigi XIV di distruggere il calvario di Pont-Chateau nel 1710
alla vigilia della sua inaugurazione.
[8] «Quelli e
quelle che vorranno abbracciare questa particolare devozione [impiegheranno]
almeno dodici giorni a vuotarsi dello spirito del mondo contrario a quello di
Gesù Cristo» (Trattato della vera
devozione a Maria Vergine, n.227).
[9] Cfr. Trattato della vera devozione a Maria
Vergine, n. 228-30
[10] Come
poter dimenticare la mirabile perla di spiritualità montfortiana che è “La
lettera agli amici della croce”. Cfr: San Luigi Maria Grignion da Montfort,
Lettera agli amici della Croce, Roma, Edizioni Montfortiane, 200113
[11] Senza
lanciarmi in sociologismi di corto respiro, per post-cattolicesimo sono solito
intendere l’autodemolizione dell’identità, spiritualità e dottrina cattoliche
da parte dei cattolici stessi, sedicenti tali, lobotomizzati da un
apparentemente trionfante neomodernismo, almeno negli ultimi cinquant’anni.
[12] Uno dei
peggiori mali dei nostri tempi è-non cesserò mai di ripeterlo- la vanagloria
intellettuale, il mero desiderio di apparire, più essere. Cancro che corrode
menti e cuori ad ogni latitudine politica e religiosa
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