Anche quest’anno
siamo giunti alla IV Domenica dopo Pasqua secondo il calendario di rito antico.
Le riflessioni che seguono non saranno certo delle semplici meditazioni di accompagnamento
per meglio ascoltare e assistere al Santo Sacrifico della Messa. Nella Rete,
grazie a Dio, negli ultimi anni proliferano commenti o semplici
traslitterazioni di classici in tal senso da dom Guéranger al Beato Ildefonso
Schuster. Con ciò non voglio negare che pure il sottoscritto si servirà di tali
strumenti, ma lo scopo è un altro.
Assistere alla Santa Messa non assolve semplicemente il precetto festivo, ma costituisce un potentissimo strumento per
realizzare quel Serva ordinem,
fine precipuo di questi miei interventi. Pertanto, ogni domenica, vero centro
della settimana, va preparata almeno qualche giorno prima con la lettura
attenta e meditata di tutte le parti della Messa, che dovranno essere rilette e
ben assimilate nel corso della settimana, sia che si abbia la fortuna di
assistere giornalmente alla Santa Messa, sia che si debba attendere la domenica
successiva.
Non si tratta
soltanto di semplice preghiera e fervore religioso, ma anche di assumere
progressivamente un habitus mentale e
comportamentale che l’Ordo Vetus
realizza in noi, nostro malgrado. La Messa cattolica ripulisce pure la mente e
la memoria dalle scorie dello spirito mondano e ci predispone ad una vita di
grazia e a realizzare già qui sulla terra il Regno sociale di Nostro Signore
Gesù Cristo. Altrimenti, non si spiegherebbe l’odio che i figli della
Rivoluzione intra et extra Ecclesiam hanno sempre nutrito verso questo
venerando rito.
«…quest’oggi
tanto l’introito che i versi dopo la lezione dell’Epistola di san Giacomo
celebrano la vittoria del Forte, che nella possanza del suo braccio trionfò
della morte e del peccato.
La venuta della Spirito Santo, preannunziata quest’oggi nella Messa,
rende assoluta e irreconciliabile l’antitesi tra la Chiesa e lo spirito mondano»1
Ascoltiamo il testo:
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Ant. ad Introitum. Ps.
97, 1 et 2.
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Cantáte Dómino cánticum novum, allelúia :
quia mirabília fecit Dóminus, allelúia : ante conspéctum géntium
revelávit iustítiam suam, allelúia, allelúia, allelúia.
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Ps. ibid, 1.
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Salvávit sibi déxtera eius : et
bráchium sanctum eius.
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V/.Glória Patri.
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Allelúia, allelúia. V/. Ps. 117, 16. Déxtera
Dómini fecit virtútem : déxtera Dómini exaltávit me.
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Allelúia. V/. Rom. 6, 9. Christus
resúrgens ex mórtuis iam non móritur : mors illi ultra non dominábitur.
Allelúia.
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Qui il sacro rito
spinge il miles Christi a non indietreggiare di
fronte al combattimento, ma pure ad armarsi degli strumenti adatti. Non
mi stancherò mai di ripetere le parole della Beata Vergine a Lucia di Fatima: “Devi
imparare a leggere, a scrivere” e ciò, rivolto ad ognuno di noi, è un monitum a crescere nella preghiera, nella penitenza, nell’istruzione
religiosa e teologica, anche se la nostra condizione e stato di vita
sono quelli laicali.
Deprecabili sono «certe
persone le quali, perché hanno imparato da piccole il catechismo e udita
qualche predica, si credono bastantemente istruite nelle cose di religione»2.
Quante ne circolano di cotali, così alto scriventi e variamente applaudite come
“esperti” sia in ambito ecclesiale che mondano. Eppure basterebbe a costoro uno
studio attento della Santa Religione per scoprire «di aver per la mente ben
molti e gravi errori, i quali sono il contrario di sapere, e si persuaderebbero
della necessità di udir parlare della Religione del Signore […] [come pure] che
le cose della religione fondata, diretta e governata dallo Spirito Santo, non
si possono imparare se non per mezzo dei lumi e delle grazia del medesimo
Spirito Santo»3.
Pregare, studiare, fare apostolato.
Volendo accorpare l’Oratio colletta
all’Offertorium, al Communio e al Postcommunio,
desidero soffermarmi adesso sull’Epistola
di questa IV Domenica dopo Pasqua.
Due spunti di riflessione. Il primo ce lo fornisce il Beato Schuster: «la continuazione dell’Epistola
di san Giacomo (I,17-21) [vede] il primo vescovo di Gerusalemme [contrapporre]
alle speculazioni della falsa gnosi,
che fin d’allora tentava d’inquinare le limpide sorgenti dell’ispirazione
evangelica, soprattutto il contenuto morale del Vangelo, dimostrando vana quella
fede inerte, che è una cognizione speculativa e non un’opera, che non s’afferma
cioè, né produce frutto di buone azioni»4.
La buona battaglia contro la Gnosi
spuria, che sotteraneamente ha sempre tentato di distruggere il Cristianesimo,
è oggi improcrastinabile, dopo l’apparente vittoria del neomodernismo
vaticanosecondista. Del resto, «Una morale che non abbia il suo fondamento nel
dogma è come una casa che poggia sull’arena[…]. Un fede, al contrario, che
neghi la necessità delle opere conformi ai suoi dettami è come una mostruosità
e un controsenso». Il crede firmiter et
pecca fortiter luterano e protestantico spezza l’armonioso equilibrio che
rende «la sola Chiesa Cattolica [capace di dar] frutti copiosi e magnifici di
santità, d’amore e di zelo [sì da renderla] la sola e legittima depositaria del
messaggio salvatore del Cristo»5.
Sit autem omnis homo velox ad
audiéndum : tardus autem ad loquéndum et tardus ad iram. L’uomo di Dio e il soldato per il Regno di Cristo Re e Maria Regina deve essere non un logorroico parolaio
né un musonico imbronciato. Dai suoi gesti, dalle sue parole, dai suoi
atteggiamenti deve trasmettere calma, serenità, sicurezza, fortezza. Nessun
accento d’ira, ma neppure apatia. Parole misurate, ma non centellinate, quasi fosse un Savio
spocchioso, chiuso nella sua Torre d’avorio.
L’apostolo san Giacomo, quindi, ci invita a far nostra
quella «pazienza –come commenta san Cipriano – che ci rende graditi agli occhi
di Dio e ci mantiene nel suo santo servizio; è la pazienza che calma la
collera, frena la lingua, regge lo spirito, mantiene la pace, regola la
disciplina, arresta l’impeto delle passioni, reprime i moti sregolati dell’orgoglio,
spegne l’incendio dell’odio. Essa ci insegna a perdonare, trionfa delle
tentazioni, sopporta le persecuzioni, corona le sofferenze e il martirio»6.
Quanta ricchezza! Quanto
potente armamentario teologico-spirituale e dottrinale ci fornisce la Sacra
Liturgia! Per ora, mi fermo qua, concentrando il mio secondo intervento sulla
pericope evangelica di questa IV domenica dopo Pasqua.
Vi lascio, gentili sodali,
con il letto dell’Epistola iacobea
testé commentato
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Léctio Epístolæ beáti Iacóbi Apóstoli.
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Iac. 1, 17-21.
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Caríssimi : Omne datum óptimum, et omne donum perféctum desúrsum
est, descéndens a Patre lúminum, apud quem non est transmutátio nec vicissitúdinis
obumbrátio. Voluntárie enim génuit nos verbo veritátis, ut simus inítium
áliquod creatúræ eius. Scitis, fratres mei
dilectíssimi. Sit autem omnis homo velox ad audiéndum : tardus autem ad
loquéndum et tardus ad iram. Ira enim viri iustítiam Dei non operátur.
Propter quod abiiciéntes omnem immundítiam et abundántiam malítiæ, in
mansuetúdine suscípite ínsitum verbum, quod potest salváre ánimas vestras.
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Note:
[1] Card. A.I.Schuster
O.S.B,Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale
Romano, Torino-Roma, Marietti, 1938, Vol IV, Il Battesimo nello Spirito e nel
Fuoco (La Sacra Liturgia durante il Ciclo pasquale), p.111
[2] Discorsi parrocchiali per
tutte le domeniche e feste dell’anno anche ultimamente soppresse. Aggiuntivi
vari discorsi di argomenti particolare e di maggiore importanza del sacerdote Giuseppe
Ugazio, Milano, Tip. E Libr. Arciv. Ditta Giacomo Agnelli, 1887, p.280
[3] Discorsi parrocchiali per
tutte le domeniche…op.cit., pp.280-81
[4] Schuster, Liber
Sacramentorum… op. cit. p.112
[5] ibidem
[6] Dominica IV Post Pascha ~ Semiduplex
Dominica minor
Ad
matutinum
Lectio
6
Ex
Tractatu sancti Cypriani Episcopi et Martyris de bono patientiae.
Sermone 3. initio.
Sermone 3. initio.
Patientia est, quae nos Deo et
commendat et servat: ipsa est, quae iram temperat, quae linguam frenat, quae
mentem gubernat, pacem custodit, disciplinam regit, libidinis impetum frangit,
tumoris violentiam comprimit, incendium simultatis exstinguit, coercet potentiam divitum, inopiam
pauperum refovet, tuetur in virginibus beatam integritatem, in viduis
laboriosam castitatem, in conjunctis et maritatis individuam caritatem: facit
humiles in prosperis, in adversis fortes, contra injurias et contumelias mites:
docet delinquentibus cito ignoscere; si ipse delinquas, diu et multum rogare: tentationes expugnat, persecutiones tolerat,
passiones et martyria consummat Ipsa est, quae fidei nostrae
fundamenta firmiter munit.
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