sabato 23 aprile 2016

Salvavit sibi dextera eius: et brachium sanctum eius



Anche quest’anno siamo giunti alla IV Domenica dopo Pasqua secondo il calendario di rito antico. Le riflessioni che seguono non saranno certo delle semplici meditazioni di accompagnamento per meglio ascoltare e assistere al Santo Sacrifico della Messa. Nella Rete, grazie a Dio, negli ultimi anni proliferano commenti o semplici traslitterazioni di classici in tal senso da dom Guéranger al Beato Ildefonso Schuster. Con ciò non voglio negare che pure il sottoscritto si servirà di tali strumenti, ma lo scopo è un altro.
Assistere alla Santa Messa non assolve semplicemente il precetto festivo, ma costituisce un potentissimo strumento per realizzare quel Serva ordinem, fine precipuo di questi miei interventi. Pertanto, ogni domenica, vero centro della settimana, va preparata almeno qualche giorno prima con la lettura attenta e meditata di tutte le parti della Messa, che dovranno essere rilette e ben assimilate nel corso della settimana, sia che si abbia la fortuna di assistere giornalmente alla Santa Messa, sia che si debba attendere la domenica successiva.
Non si tratta soltanto di semplice preghiera e fervore religioso, ma anche di assumere progressivamente un habitus mentale e comportamentale che l’Ordo Vetus realizza in noi, nostro malgrado. La Messa cattolica ripulisce pure la mente e la memoria dalle scorie dello spirito mondano e ci predispone ad una vita di grazia e a realizzare già qui sulla terra il Regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. Altrimenti, non si spiegherebbe l’odio che i figli della Rivoluzione intra et extra Ecclesiam hanno sempre nutrito verso questo venerando rito.
«…quest’oggi tanto l’introito che i versi dopo la lezione dell’Epistola di san Giacomo celebrano la vittoria del Forte, che nella possanza del suo braccio trionfò della morte e del peccato.
La venuta della Spirito Santo, preannunziata quest’oggi nella Messa, rende assoluta e irreconciliabile l’antitesi tra la Chiesa e lo spirito mondano»1
Ascoltiamo il testo:
Ant. ad Introitum. Ps. 97, 1 et 2.

Cantáte Dómino cánticum novum, allelúia : quia mirabília fecit Dóminus, allelúia : ante conspéctum géntium revelávit iustítiam suam, allelúia, allelúia, allelúia.

Ps. ibid, 1.

Salvávit sibi déxtera eius : et bráchium sanctum eius.

V/.Glória Patri.


Allelúia, allelúia. V/. Ps. 117, 16. Déxtera Dómini fecit virtútem : déxtera Dómini exaltávit me.

Allelúia. V/. Rom. 6, 9. Christus resúrgens ex mórtuis iam non móritur : mors illi ultra non dominábitur. Allelúia.


Qui il sacro rito spinge il miles Christi a non indietreggiare di fronte al combattimento, ma pure ad armarsi degli strumenti adatti. Non mi stancherò mai di ripetere le parole della Beata Vergine a Lucia di Fatima: “Devi imparare a leggere, a scrivere” e ciò, rivolto ad ognuno di noi, è un monitum a crescere nella preghiera, nella penitenza, nell’istruzione religiosa e teologica, anche se la nostra condizione e stato di vita sono quelli laicali.
Deprecabili sono «certe persone le quali, perché hanno imparato da piccole il catechismo e udita qualche predica, si credono bastantemente istruite nelle cose di religione»2. Quante ne circolano di cotali, così alto scriventi e variamente applaudite come “esperti” sia in ambito ecclesiale che mondano. Eppure basterebbe a costoro uno studio attento della Santa Religione per scoprire «di aver per la mente ben molti e gravi errori, i quali sono il contrario di sapere, e si persuaderebbero della necessità di udir parlare della Religione del Signore […] [come pure] che le cose della religione fondata, diretta e governata dallo Spirito Santo, non si possono imparare se non per mezzo dei lumi e delle grazia del medesimo Spirito Santo»3.

Pregare, studiare, fare apostolato.
            Volendo accorpare l’Oratio colletta all’Offertorium, al Communio  e al Postcommunio, desidero soffermarmi adesso sull’Epistola  di questa IV Domenica dopo Pasqua.
Due spunti di riflessione. Il primo ce lo fornisce il Beato Schuster: «la continuazione dell’Epistola di san Giacomo (I,17-21) [vede] il primo vescovo di Gerusalemme [contrapporre] alle speculazioni della falsa gnosi, che fin d’allora tentava d’inquinare le limpide sorgenti dell’ispirazione evangelica, soprattutto il contenuto morale del Vangelo, dimostrando vana quella fede inerte, che è una cognizione speculativa e non un’opera, che non s’afferma cioè, né produce frutto di buone azioni»4.
            La buona battaglia contro la Gnosi spuria, che sotteraneamente ha sempre tentato di distruggere il Cristianesimo, è oggi improcrastinabile, dopo l’apparente vittoria del neomodernismo vaticanosecondista. Del resto, «Una morale che non abbia il suo fondamento nel dogma è come una casa che poggia sull’arena[…]. Un fede, al contrario, che neghi la necessità delle opere conformi ai suoi dettami è come una mostruosità e un controsenso». Il crede firmiter et pecca fortiter luterano e protestantico spezza l’armonioso equilibrio che rende «la sola Chiesa Cattolica [capace di dar] frutti copiosi e magnifici di santità, d’amore e di zelo [sì da renderla] la sola e legittima depositaria del messaggio salvatore del Cristo»5.
Sit autem omnis homo velox ad audiéndum : tardus autem ad loquéndum et tardus ad iram. L’uomo di Dio e il soldato per il Regno di Cristo Re e Maria Regina deve essere non un logorroico parolaio né un musonico imbronciato. Dai suoi gesti, dalle sue parole, dai suoi atteggiamenti deve trasmettere calma, serenità, sicurezza, fortezza. Nessun accento d’ira, ma neppure apatia. Parole misurate, ma  non centellinate, quasi fosse un Savio spocchioso, chiuso nella sua Torre d’avorio.
            L’apostolo san Giacomo, quindi, ci invita a far nostra quella «pazienza –come commenta san Cipriano – che ci rende graditi agli occhi di Dio e ci mantiene nel suo santo servizio; è la pazienza che calma la collera, frena la lingua, regge lo spirito, mantiene la pace, regola la disciplina, arresta l’impeto delle passioni, reprime i moti sregolati dell’orgoglio, spegne l’incendio dell’odio. Essa ci insegna a perdonare, trionfa delle tentazioni, sopporta le persecuzioni, corona le sofferenze e il martirio»6.
Quanta ricchezza! Quanto potente armamentario teologico-spirituale e dottrinale ci fornisce la Sacra Liturgia! Per ora, mi fermo qua, concentrando il mio secondo intervento sulla pericope evangelica di questa IV domenica dopo Pasqua.
Vi lascio, gentili sodali, con il letto dell’Epistola iacobea testé commentato
Léctio Epístolæ beáti Iacóbi Apóstoli.

Iac. 1, 17-21.

Caríssimi : Omne datum óptimum, et omne donum perféctum desúrsum est, descéndens a Patre lúminum, apud quem non est transmutátio nec vicissitúdinis obumbrátio. Voluntárie enim génuit nos verbo veritátis, ut simus inítium áliquod creatúræ eius. Scitis, fratres mei dilectíssimi. Sit autem omnis homo velox ad audiéndum : tardus autem ad loquéndum et tardus ad iram. Ira enim viri iustítiam Dei non operátur. Propter quod abiiciéntes omnem immundítiam et abundántiam malítiæ, in mansuetúdine suscípite ínsitum verbum, quod potest salváre ánimas vestras.



Note:
[1] Card. A.I.Schuster O.S.B,Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano, Torino-Roma, Marietti, 1938, Vol IV, Il Battesimo nello Spirito e nel Fuoco (La Sacra Liturgia durante il Ciclo pasquale), p.111
[2] Discorsi parrocchiali per tutte le domeniche e feste dell’anno anche ultimamente soppresse. Aggiuntivi vari discorsi di argomenti particolare e di maggiore importanza del sacerdote Giuseppe Ugazio, Milano, Tip. E Libr. Arciv. Ditta Giacomo Agnelli, 1887, p.280
[3] Discorsi parrocchiali per tutte le domeniche…op.cit., pp.280-81
[4] Schuster, Liber Sacramentorum… op. cit. p.112
[5] ibidem
[6] Dominica IV Post Pascha ~ Semiduplex Dominica minor
Ad matutinum
Lectio 6
Ex Tractatu sancti Cypriani Episcopi et Martyris de bono patientiae.
Sermone 3. initio.
Patientia est, quae nos Deo et commendat et servat: ipsa est, quae iram temperat, quae linguam frenat, quae mentem gubernat, pacem custodit, disciplinam regit, libidinis impetum frangit, tumoris violentiam comprimit, incendium simultatis exstinguit, coercet potentiam divitum, inopiam pauperum refovet, tuetur in virginibus beatam integritatem, in viduis laboriosam castitatem, in conjunctis et maritatis individuam caritatem: facit humiles in prosperis, in adversis fortes, contra injurias et contumelias mites: docet delinquentibus cito ignoscere; si ipse delinquas, diu et multum rogare: tentationes expugnat, persecutiones tolerat, passiones et martyria consummat Ipsa est, quae fidei nostrae fundamenta firmiter munit.

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