Difficoltà del termine schiavitù
«La parola
schiavitù allarma e spaventa[…]essa ci richiama il dispotismo pagano, per cui
lo schiavo era una cosa del padrone, di cui doveva subire la legge e i capricci».
Così scriveva il card. Mercier a proposito di una difficoltà che ha sempre,
anche oggi, accompagnato l’accettazione della dottrina montfortiana della Santa
Schiavitù d’amore, precludendo a molte anime pie una seria quanto dolcemente
rapida via di perfezionamento spirituale.
Cosa intendeva il Montfort per “schiavitù
d’amore”? «Lo stato di totale appartenenza e assoluta dipendenza da Cristo e da
Maria». Se schiavo rimanda ad una dipendenza totale dal padrone, mentre il
figlio ad un affetto riverente, la formula montfortiana di “Schiavitù d’amore”
unisce in filiale dipendenza la condizione dello schiavo nei confronti del suo
Re e dalla sua Regina. Non è forse chiamato il Cristo servus Dei, o la Vergine
non si proclama ancilla Domini? E l’apostolo san Paolo non parla forse,
gloriandosi di essere servus Christi? La Scrittura, pertanto, conferma l’intuizione
montfortiana della Santa Schiavitù, unendo dolcezza a virile militia spirituale,
scevra invece di un portato sentimentali stico di chiara matrice secolare.
La scuola dei
santi, poi, avvalora questa realtà. L’angelo custode dice ad un tratto a santa
Margherita Maria Alacoque: «Bada bene che le grazie e le carezze di Dio non ti
facciano dimenticare chi è Lui e chi sei tu: altrimenti penserei io stesso ad
umiliarti». E Santa Francesca Romana non ha tema di dichiarare: «Io non sono
più mia, ma sono tutta consacrata alla Regina degli Angeli. Ella è la mia
Signora e Padrona; io, l’ancella, la suddita e la schiava sua».
La Santa
Schiavitù del Montfort ci fa camminare sulla sicura via dell’umiltà e dell’abnegazione
di sé, si fa salire per la Via Crucis assieme a Gesù e con Maria, senza
perderci nell’abisso della vanagloria e dell’amor proprio, che possono guastare
anche le opere più sante.
«Schiavo,
questa parola suona male al secolo XX [ e pure XXI che ne è la propaggine non
ancora conclusa N.D.R.], secolo d’indipendenza e purtroppo anche d’anarchia».
Con queste parole ci ammaestra mons. Garnier, vescovo di Luçon, il quale
prosegue: «Non ci sono forse innumerevoli schiavi del rispetto umano, dell’ambizione,
del denaro e di altre passioni più vergognose ancora?». Ma subito il santo
prelato aggiunge: «Vi sono per fortuna anche degli schiavi della parola data,
degli schiavi della coscienza e del dovere. La Santa Schiavitù appartiene a
quest’ultimo gruppo».
La Schiavitù
di Gesù in Maria è rivivere ogni giorno le promesse battesimali, è rinunciare ai
nostri peggiori nemici, carne, demonio e mondo per mettersi al servizio di
Colei che ci vuole servi per amore e con amore, ci vuole tutti salvi e beati in
paradiso.
Ecco perché la
Vera Devozione a Maria del Montfort è la Scala Aurea della visio di Giacobbe, è
il tramite che ci unisce da questa misera valle di pianto alla gioia sempiterna
della carità piena nella dimensione dell’Amore assoluto. Facciamo schiavi d’amore
e per amore. Ne trarremo giovamento in questa vita e nell’altra.
Continua.
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