lunedì 6 agosto 2018

Poema sublime, tutto profuno e luce di santità verginale



La solennità dell’Assunta mi richiama alla mente ricordi personali, la scomparsa di grandi anime che la Beata Vergine ha voluto chiamare a sé proprio in questo giorno faustissimo, il preludio della gioia eterna del paradiso per chi avrà saputo perseverare nell’amore di Dio e nel santo servizio ai dolci Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe.
Ogni anno cerco, a Dio piacendo, di prepararmi nel miglior modo possibile a questa data sublime, vestibolo di luce e di pace in un mondo ritornato pagano e in una chiesa che si sforza ogni dì nella sua componente umana e corruttibile di ripetere il satanico grido del crucifige eum, con gli scandali morali e disciplinari e soprattutto con il tradimento della sana dottrina e della via Lucis del docete omnes gentes, sostituita dall’anticristo indifferentismo misericordistico, a metà da un neoarinesimo d’accatto e un pelaginesimo da operetta.
Cosa fare? Pregare, pregare, pregare. Pregare colei che ha distrutto tutte le eresie, come ci ricorda il culto pubblico della Chiesa, nostra Madre.
Quest’anno ho pensato di prepararmi ala solennità del 15 agosto con una novena tratta dalle opere del beato mons Pio Alberto del Corona (5 luglio 1837- 15 agosto1912).
Si legge nella breve introduzione, curata dalle suore domenicane dello Spirito Santo: « La Vergine madre fu uno dei più forti e teneri amori di quell’anima tutta amore e tutta ardore di cielo. Ma in modo tutt’affatto speciale l’innamorò il mistero della sua Assunzione»1.
Ma come tutti i santi, mons. Pio non teneva per sé questi tesori di grazie e li riversava con amore paterno nei confronti delle sue figlie dilette. Da qui l’idea di attingere a questo pozzo di sapienza spirituale per redigere una novena in preparazione al 15 agosto, tutta intessuta di quei fili aurei che erano le meditazioni del padre fondatore.
«N’è risultato un poema sublime tutto profumo e luce di santità verginale»2. Ma siffatte figlie, degne di tanto eccelso Padre, hanno dato alle stampe il testo della novena, perché più anime possibile potessero: «cantare alla Madre di Dio con accenti meno indegni l’inno dell’amore»3.
Facendo nostro l’auspicio che chiude la pars prefato ria del prezioso libretto, speriamo con queste nostre pagine d’incitare quante più anime possibili a pregare la Madre santa per la riparazione dei peccati dei singoli e della società e per il Trionfo della Santa Religione Cattolico-Romana.
Dio e la sua Madre celeste ci benedicano tutti.
Francesco Baldini
Note:
[1]: Mons. Pio Del Corona, O.P., Novena in preparazione della festa della Assunzione, Firenze, Suore Domenicane dello Spirito Santo, s.i.d., p.5
[2]: ibidem, p.6
[3]: ibidem
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Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona

Primo giorno
La morte di Maria.
                Maria SS.ma dopo l’Ascensione del suo divino Figlio Gesù, restò lunghi anni nella Chiesa, fu magistero vivente di ogni virtù, assistè al Sacrifizio incruento, si comunicò per mano di s. Giovanni, consolò i poveri, benedisse i fanciulli, accese le vergini all’amore dello sposo celeste, tesoreggiò dovizie di meriti, languì d’ineffabile carità e infine ebbe intorno a sé gli Apostoli, li benedisse, si accomiatò da loro, e si addormentò nel bacio di Cristo.
                La benedetta Maria morì di una morte che non fu pena, perché Ella non era stata concepita nel peccato, ma sì di una morte che fu condizione della carne, come dice la Chiesa. Fu un vero transito, e potrebbe dirsi, come un’estasi d’amore.
                Bisognava, dice il Bossuet, per fare entrare Maria nella gloria, spogliarla della miserabile mortalità che è come una veste straniera, e l’amore la spogliò, facendola morire. Geù venne al fianco della sua Divina Madre, reclinata come un fiore sullo stelo, e ripagandola dell’assistenza che gli aveva fatto sotto la Croce, la pigliò a sé.
                Maria, dica san Giovanni Damasceno,  rese con gloria la sua anima a Gesù, il quale la portò seco in Cielo e la rivestì di gloria. E’ cosa che trascende la nostra immaginazione quel primo ingresso dell’anima di Maria nell’empireo, ove fu investita dal lume beatifico e glorificata inenarrabilmente dalla Trinità eterna di che ella era stata il talamo e il tempio. Quell’anima benedetta doveva per qualche tempo stare davanti a Dio senza il velo del corpo e vivere così quale spirito tra gli spiriti in grembo alla gloria. E niuno può pensare quel giubilo e quel trionfo dell’anima virginale della madre di Dio.
Oremus
Per Voi, Maria, ci furono dischiuse le porte del paradiso, per Voi che regina cogliete angelici trionfi. Pregate, o Maria, per noi, combattete il demonio per noi, guardateci dal cielo, difendeteci in vita, cuopriteci con le vostre ali in morte e dopo l’esilio mostrateci il dolce frutto del vostro seno, Gesù.
Amen.


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