domenica 17 giugno 2018

«Da mihi virtutem contra hostes tuos!».


San Luigi Maria Grignion da Montfort e il bonum proelium.
Mi è stato più volte chiesto nei miei scambi epistolari a cosa servisse la devozione della Santa Schiavitù d’amore a Gesù per Maria di san Luigi Maria Grignoin de Montfort1.  Ovviamente il primo e fondamentale scopo di questa santa devozione è la salvezza della propria anima e di quella degli altri. Ma come possiamo cooperare alla salvezza dei nostri cari e delle società, oltre al modo, potremmo dire assai scontato, della preghiera per altri? E’ un problema che collega la montfortologia con la fatimologia, di cui avremo modo di parlare2.
Spesso sentiamo parlare di “buona battaglia” e pensiamo ai soliti luoghi evangelici e paolini. Non basta. Per buona battaglia, almeno dopo il 1789, ma in senso generale pure prima, si può intendere il combattimento spirituale, ma pure culturale e socio-politico contro le conseguenze nefaste della Rivoluzione3. Ma come attrezzarsi contro questo mostro proteiforme quale è la Rivoluzione? Il Montfort e la sua devozione, i suoi scritti ci aiutano ad elaborare una strategia e a metterla in pratica. Vediamo come.
Cercare il tesoro, nonostante tutto.
Nei miei pluridecennali studi sul Montfort e la sua figura, mi sono più volte imbattuto nella tradizione, ripresa dai racconti popolari della Bretagna, terra del nostro santo, per cui un giovane parte ardimentoso alla ricerca di un tesoro e, sprezzante del pericolo, affronta vicissitudini di ogni tipo. Mentre tutti, poi, lo dissuadono dal suo proposito, ripetendogli “Non ce la farai”, costui tetragono ai colpi di ventura, cammina, procede e riesce.
Ecco cosa ha fatto il Montfort; ecco cosa dobbiamo fare noi. Se è indispensabile il bagaglio di dottrina e spiritualità, ottenuto con una solida ed ortodossa formazione cattolico-romana4; ciò non basta se non lo si accompagna con un ardore pugnace verso le sfide che ci attendono. E la prima e fondamentale è la Reconquista di popoli e società a Cristo Re e alla Civiltà Cristiana5. Mi permetto di far notare che le stupende iniziative della melior pars del mondo cattolico, anche sul versante operativo, s’incagliano spesso nelle secche di un conflitto da trincea o sortiscono il deleterio vizio del “convegnismo”6, se non posseggono il suddetto ardore, congiunto ad umiltà e spirito di sacrificio. Giusto evocare frasari d’ascendenza crociata per le battaglie pro vita o famiglia naturale, ma se poi non si traducono in una pratica diffusa e porosamente invasiva, non danno il risultato sperato.
Torniamo alla nostra leggenda bretone. Il giovane ardimentoso cerca il tesoro. Il tesoro-abbiamo accennato sopra- è la restaurazione, non parziale, ma totale, della Civiltà cristiana. Il Montfort con la sua vita così piena di impegni spirituali e missionari, ma in pari tempo di apparenti fallimenti7, ci illumina la via da percorrere. Per essere buoni schiavi di Gesù per Maria, occorre spogliarsi dello spirito del mondo, che poi costituisce pure la prima fase di preparazione alla Consacrazione montfortinana8. Ma ovviamente non è sufficiente questo. Bisogna rivestirci di Gesù e di Maria9 e poi portarli agli altri. Semplice evangelizzazione? Non direi. Missionarietà classica? Neppure. I tempi che stiamo vivendo, e lo dimostra il moltiplicarsi inversosimile di presunte mariofanie, a prescindere dalla loro veridicità, abbisognano di mezzi eccezionali. Gli apostoli degli Ultimi Tempi, ben preconizzati dal Montfort nel corpus delle sue opere, affronteranno il nemico con il crocifisso su una mano e la corona del Rosario nell’altra. Ma attenzione a non leggere quest’immagine solo in senso strettamente eucologico-spirituale. Il Crocifisso sta ad indicare l’applicazione sistematica nella propria vita del senso della Croce, del sacrificio e della rinunzia per un bene maggiore10; la corona del Rosario non è soltanto devozione mariana, bensì mimesi mariana totale, ossia acquistare-ovviamente per quanto ci è consentito- la purezza, la fierezza della Nostra Madre e Regina. E adesso? Ci lanciamo a riconquistare i bastioni caduti in mano al nemico.

Riconquistare i Bastioni.
Un’immagine assai ricorrente, seppure variata, presso i modernisti d’inizio Novecento, è quella della Conquista dei bastioni, ossia delle piazzeforti della Chiesa e della società cristiana, già fortemente cadute in mano nemica nei secoli precedenti. Detronizzare Cristo Re dalle società e dalle anime. Ebbene, la parabola novecentesca fino al post-cattolicesimo attuale11 dimostra come questo processo plurisecolare sia ormai al capolinea. Evento in sé positivo, ma non scevro di drammatiche conseguenze. E ciò senza dover chiamare necessariamente in causa i monita profetici di varia matrice.
Ma come possiamo noi, semplici milites Christi abbattere bastioni così insormontabili? Diventando dei Luigi da Montfort. Voglio spiegarmi con un esempio. La Pompei mariana e longhiana, che ha mirabilmente soppiantato, quella pagana e idolatra, verrà investita dal fango peccaminoso del gay pride il prossimo 30 giugno. Cosa faranno i cattolici, i mariani, i devoti di Maria? Scriveranno petizioni on line, si accapiglieranno con destrezza in dibattiti nei social media, twitteranno frasi imperiose e roboanti contro i “profanatori del Tempio”. E poi? Nulla. Anzi nulla da subito. Il processo, di cui l’omosessualismo è solo una tessera di mosaico, d’imbestiamento post-umano proseguirà senza sosta. Ma allora cosa dovrebbero fare i vandeani, i soldati di Cristo Re in questo frangente? Andare a Pompei. Per una contromanifestazione? Non solo. Per impedire fisicamente il gay pride. Come certi nostri fratelli “ortodossi orientali” hanno fatto in Russia o certi amici islamici in Turchia o in paesi mussulmani. La cecità prodotta dal liberalismo nei cuori e nelle menti di gran parte del mondo cattolico, impedisce l’ardore necessario alla reconquista. Tornando al caso del gay pride a Pompei, se migliaia e migliaia di cattolici si scontreranno per impedire il gay pride, potranno essere messi in prigione? Forse. Ma non lo crediamo. E qui subentra la “prudenza della carne”, la paura di perdere ciò che si ha quali onorabilità sociale, affetti, denaro, lavoro etc… E questi sono gli stessi cattolici che non si faranno impiantare il chip sottocutaneo, il marchio della Bestia che servirà per vendere e per comprare? Ne dubito fortemente. Se non ci esercitiamo in piccoli atti di coraggio in  modo costante, l’habitus alla fierezza e al combattimento non potrà darcelo certo un’orazione, derubricata a semplice formuletta magica. L’azione di reconquista è legata a quella che amo definire l’etica delle tre P: Pazienza, Passione, Perseveranza. Bonificare il proprio spazio sociale o familiare solo con azioni di ripiego, senza il coraggio necessario, non porterà a nulla.

Sodali più che amici.
Sono orgogliosamente presente in una battaglia carsica ormai da qualche lustro e seppur poco conosciuto12-Deo gratias!- ho potuto individuare certi errori ricorrenti e certe costanti etico-antroplogiche dell’età nostra. Non c’era sicuramente bisogno dell’avvento di facebook aut similia per impoverire e banalizzare un termine come amico ed un concetto come amicizia. Ho già affrontato tante volte la questione, qui mi interessa in rapporto alla reconquista, mariana, montfortiana, vandeana. Primum: i veri amici sono e devono essere sottoposti a continua verifica. Ergo: il loro numero sarà necessariamente esiguo. L’ossessione dei tempi nostri in cui milioni di pagine social vomitano ogni giorno puerili foto di pletore post-umane di presunti amici al bar, in discoteca, al mare o alla gmg mondanizzata non ha nulla a che fare con la philìa greca, con il vero concetto di amicizia. Nella buona battaglia controrivoluzionaria, tuttavia, non ci servono amici, ma sodali.
Il sodale, semplificando all’osso, è colui/colei che condivide in toto i tuoi ideali di battaglia. Può- anzi in certi casi è auspicabile- non essere un tuo familiare, un tuo parente e-incredibile dictu- un tuo correligionario. Con il sodale stabilisci un rapporto di fratellanza totale che è assai simile agli antichi ordini religiosi e cavallereschi o alle moderne società segrete ed iniziatiche. Pianifichi un’operazione, coltivi interessi comuni, comunichi nei modi più impensabili. Costui si deve fidare di te e tu di lui. Chi contravviene a questo patto di fides va sanzionato. Solo così il pusillus grex non sarà un mero piccolo gregge di pecorelle impaurite, ma un plotone di aquile, di leoni pronti alla pugna. Basti pensare al lussureggiante bestiario evocato dal Montfort nella sua Preghiera Infuocata.
“Dateci forza contro i vostri nemici!”. Tiriamo le fila del discorso.
A cosa ci ha condotto tutto questo nostro discorrere? Ad aver chiarito alcuni punti e preso alcune risoluzioni.
Abbiamo visto che lo schiavo di Gesù per Maria è nascosto al mondo corrotto e corrompitore, ma lotta contro di esso sia attraverso le consuete armi spirituali che per mezzo di un habitus di battaglia pratico e operativamente fruttuoso.
Abbiamo appurato che al suddetto apostolo non spaventano le imprese temerarie, come il giovane della leggenda bretone, ma pianifica in  modo sistematico il suo itinerarium, conscio delle sconfitte che arriveranno e al tempo stesso fiero di combattere per un Causa che non potrà che essere vincente.
Si è appurato, poi, che il fine della battaglia è il ritorno di Cristo Re e della Catholica Veritas in temporalibus, senza infingimenti e tentennamenti.
Ma si è dovuto constatare che tutto ciò si può fare solo con una pars electa, un gruppo scelto di sodali che- mi si passi l’espressione a me congeniale- formi una Tavola Rotonda cristomimetica.
Esiste forse una frase che possa compendiare tutto ciò? Senza dubbio. E’ la soave invocazione alla Beata Vergine: “ Da mihi virtutem contra hostes tuos!”.

Buona battaglia a tutti.

Francesco Baldini


Note:
[1] Sto svolgendo un’esposizione della Santa Schiavitù montfotiana in questa sede: https://nihilvolitur.blogspot.com/search/label/santa%20schiavit%C3%B9%20del%20montfort
[2] Ma cos’è sia la Fatimologia che la Montfortologia? Ci sono autori (pensiamo al sommo poeta Dante Alighieri) o eventi (nascita del Cristianesimo, scoperta delle Americhe) che abbisognano di settori di studio loro specifici. Lo stesso vale per le apparizioni a Fatima nel 1917 e ciò che le preparò come ciò che seguì ad esse; come pure per il nosrto san Luigi. Avrò modo di tornare sull’argomento un maniera più diffusa
[3] Come definire il termine Rivoluzione? Mi vengono in aiuto le parole di un grande pensatore controrivoluzionario del ‘900: la Rivoluzione si presenta«come un immenso processo di tendenze, di dottrine, di trasformazioni politiche ed economiche, che derivano in ultima analisi[…]da un deterioramento morale causato da due vizi fondamentali: l’orgoglio e l’impurità, che suscitano nell’uomo un’incompatibilità profonda con la dottrina cattolica»( Plinio Corrêa de Oliveria) Ripreso da P. Corrêa de Oliveria «La devozione mariana e l’apostolato contro-rivoluzionario» in «Tradizione, Famiglia, Proprietà nel mondo», a.XXII, n.69, giugno 2016, pp.13-24. La citazione è a p.17
[4] La vexata questio di una buona formazione cattolico-romana per il laico credente è attualmente ancora irrisolta a causa di molteplici fattori, in primo luogo l’autodistruzione della cultura cattolica a partire dal 1962 e successivi. Anche per questo nel mio nuovo network della blogsphera mi sono riproposto di fornire il mio personale contributo.
[5] Impossibile compendiare in una nota in calce la dottrina della regalità sociale di Cristo. Rinvio soltanto alla lettura dell’enciclica Quas Primas di Pio XI e ai mie scritti in proposito.
[6] Tessere le lodi dei libri ad un bibliofilo e bibliomane quale il sottoscritto è praticamente sfondare un porta aperta. Tuttavia, il “convegnismo” è la grottesca pretesa di fare militia Christi soltanto con la presentazione di volumi in giornate ad hoc e niente più. Mera autoreferenzialità.
[7] Come non ricordare tutte le contraddizioni e ingiustizie subite da san Luigi sulla sua strada di predicatore e apostolo? Basti per tutte l’ordine di re Luigi XIV di distruggere il calvario di Pont-Chateau nel 1710 alla vigilia della sua inaugurazione.
[8] «Quelli e quelle che vorranno abbracciare questa particolare devozione [impiegheranno] almeno dodici giorni a vuotarsi dello spirito del mondo contrario a quello di Gesù Cristo» (Trattato della vera devozione a Maria Vergine, n.227).
[9] Cfr. Trattato della vera devozione a Maria Vergine, n. 228-30
[10] Come poter dimenticare la mirabile perla di spiritualità montfortiana che è “La lettera agli amici della croce”. Cfr: San Luigi Maria Grignion da Montfort, Lettera agli amici della Croce, Roma, Edizioni Montfortiane, 200113
[11] Senza lanciarmi in sociologismi di corto respiro, per post-cattolicesimo sono solito intendere l’autodemolizione dell’identità, spiritualità e dottrina cattoliche da parte dei cattolici stessi, sedicenti tali, lobotomizzati da un apparentemente trionfante neomodernismo, almeno negli ultimi cinquant’anni.
[12] Uno dei peggiori mali dei nostri tempi è-non cesserò mai di ripeterlo- la vanagloria intellettuale, il mero desiderio di apparire, più essere. Cancro che corrode menti e cuori ad ogni latitudine politica e religiosa
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