Novena in
preparazione alla solennità dell’Assunzione della B.V.M.
Secondo le
meditazioni del Beato mons. Pio Alberto del Corona
Quinto giorno
Maria
coglie per prima l’ultimo frutto della Redenzione
Maria SS.ma aveva concepito il figlio di Dio per estasi e
di Spirito Santo. Aveva formato della sostanza sua il redentore; era stata
pietosa corredentrice e doveva cogliere della Redenzione l’ultimo frutto. Maria
stette presso la Croce, mirò lo strazio e sentì lo spasimo delle piaghe
adorate. Fu trafitta dalla spada, trasformata coll’anima nel Dio Crocifisso. La
prima donna nell’Eden vide il frutto della scienza, ne assaporò la dolcezza e
addusse lutto e morte a tutto il genere umano. Maria sul Calvario vide il
frutto della sua virginità sull’albero della Croce, ne assaporò l’amaritudine
infinita e lo colse a salute. La Vergine bevve quaggiù all’onda del torrente
come il suo Figlio. L’ombra del dolore oscurò quella fronte e quegli occhi, ove
ora ride l’eternità del suo rapimento. Chi riconobbe i vestigi del pianto, di
cui Ella versò larga onda nella sua solitudine? La benedetta ebbe il gemito di
tortora, fu mesta e pianse quaggiù. Ora il gemito basta; Ella inizia il cantico
di gloria che si eterna in Dio. L’inverno del Calvario passò: i fiori della
primavera di gloria spuntano e il Verbo dice a Lei: “Veni e sarai coronata!”. E
le fiamme del suo amore virgineo, ineffabile, s’incentrano in Dio ed Ella entra
nell’estasi dell’immutabile pace. Maria, che aveva colto dalla ima radice della
Croce i preziosi frutti, ora dalle piaghe del Figlio attinge la beatitudine
infinita. E negl’inni festivi dell’Assunzione non si ricorderà il Golgota e non
si solenneggeranno i dolori della Regina dei martiri? L’innocenza nel dolore fu
una cosa nuova nell’universo e allo sguardo di Dio. L’umiltà nella grandezza fu
un portento anco più nuovo, ed ecco come Dio ha coronato la sua bellissima
innocente. Sono queste le meraviglie della redenzione e le segrete vie della
sapienza divina.
Oremus
Oh! Maria! Anco nella gloria del Paradiso siete sempre la
Regina dei miserabili redenti dal sangue dell’Agnello crocifisso. La memoria
dei dolori e delle lacrime che effondeste quaggiù è sempre a Voi cara, e noi
ricordiamo a Voi queste lacrime per aver dirittto alle commiserazioni del
vostro cuore materno. Abbassate lo sguardo alla terra, ove si pecca e si
piange; e, riportando le innamorate pupille a Dio, ricordategli che di questa
immensa famiglia di infelici Voi siete la Madre! Colla mano che regge lo
scettro dell’universo, o Signora degli Angioli e madre degli uomini, asciugate
il nostro pianto.
Amen.
Note:
[1]: Per l’introduzione alla novena cfr: F. Baldini, Poema sublime, tutto profumo e luce di
santità verginale, in «Nihil
volitur quin praecognitum», 6 agosto 2018 (https://nihilvolitur.blogspot.com/2018/08/poema-sublime-tutto-profuno-e-luce.html)
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