Chiarito il significato del termine
schiavitù all’interno della devozione montfortiana alla Beata Vergine, occorre procedere
alla descrizione di questo giardino di delizie che è la Vera Devozione a Maria.
Guida sicura in questo viaggio di amore e santificazione è senza dubbio il Tractatus montfortiano, vera summa della
spiritualità mariana del santo predicatore.
In primo luogo, San Luigi ci tiene
a ribadire che una solida devozione
alla Vergine ci avvicina e non ci allontana dall’amore verso Nostro Signore Gesù
Cristo. Dice il Montfort: «Se
[…] stabiliamo la solida devozione a Maria SS., è solo per stabilire più perfettamente
quella a Gesù Cristo, solo per offrire un mezzo facile e sicuro di trovare Gesù
Cristo» (Tractatus II,62). Se accadesse
il contrario, infatti, ossia se tale devozione raffreddasse in noi l’amore al Salvatore,
andrebbe rigettata come opera del demonio (ibidem)
Con quanto entusiasmo e trasporto
spirituale i cristiani di ogni condizione sociale e culturale dovrebbero abbracciare,
ieri come oggi, questa santa Devozione! Eppure san Luigi- e noi con lui- dobbiamo
constatare con amarezza una realtà molto dolorosa. E per questo nel Tractatus il santo si rivolge direttamente
a Nostro Signore, dicendogli: «Qui io mi rivolgo un momento a Voi, amabile mio Gesù,
per lagnarmi dolorosamente con la divina Vostra Maestà, che la maggior parte dei
cristiani, anche i più dotti, non conoscono l’unione necessaria che c’è tra Voi
e la Vostra santa Madre» (Tractatus II,63).
Per capire tale unione, tuttavia, bisogna fare un passo indietro. In Tractatus I,
14-15 san Luigi, dopo aver stabilito che solo Dio «per far tutto, basta che lo voglia»
(Tractatus I,14), aggiunge che, premessa
la natura onnipotente dell’Altissimo: «Iddio avendo voluto cominciare e completare
le sue più grandi opere per mezzo di Maria, fin dal momento in cui l’ha plasmata,
è consequenziale credere che nei secoli dei secoli non cambierà metodo: egli è Dio
e non cambia né sentimenti né condotta» (ibidem
15). Pertanto, l’unione tra Gesù e Maria è così inscindibile che sarebbe più
facile separare la luce dal sole e il calore dal fuoco che disgiungere questi due
mirabili amori che sono per il cristiano Gesù e Maria. Di più. Sarebbe più semplice
scindere Iddio dai suoi Angeli e Santi che dalla divina Maria: «perché ella [lo]
ama più ardentemente e [lo] glorifica con perfezione maggiore di quella di tutte
le altre [sue] creature messe insieme». (Tractatus
II,63).
Mi si permetta d’indugiare ancora
un po’ su questa sezione del Tractatus,nella
quale il Montfort polemizza con il falsi devoti di Maria in quanto argomento funzionale sia per rafforzare il nostro attaccamento alla Santa Schiavitù d’amore
sia per combattere il bonum proelium nei
confronti di quel pernicioso minimalismo mariano, mariologico e –mi si passi l’allargamento
dell’orizzonte- mariofanico che ha visto negli ultimi decenni un raffreddamento
della vera devozione alla Madonna con modalità differenti, ma pur sempre deleterie
per la santificazione dei singoli e delle società1.
Dopo aver stabilito la stretta unione
fra Gesù e Maria, il Montfort prosegue: «Dopo ciò, amabile mio Maestro, non è cosa
strana e dolorosa vedere l’ignoranza e le tenebre di tutti gli uomini di quaggiù
riguardo alla vostra santa Madre?» (Tractatus
II,64). E qui san Luigi ci tiene a precisare che non sta parlando di pagani e infideles che: «non conoscendo voi [Gesù
Cristo N.d.R], non si curano affatto di conoscer[la]
[la santa Vergine]» (ibidem), e neppure
di eretici e scismatici: «che non si curano di essere devoti della Vostra Santa
Madre, essendosi separati da Voi e dalla vostra santa Chiesa»(ibidem). Ma allora a chi si rivolge il santo
apostolo di Maria? «Ma parlo dei cristiani cattolici, che, pur facendo professione
d’insegnare agli altri la verità, non conoscono né Voi né la Vostra santa Madre, fuorché in una maniera speculativa,
arida, sterile e indifferente»(ibidem).
Il passo anzidetto è uno degli snodi fondamentali del Tractatus montfortiano, utile per la guerra in atto contro l’eresia
modernista e neomodernista, compendio degli errori dei secoli passati, che ammorba
la Chiesa e i cattolici da quasi mezzo secolo. A chi si rivolgeva il Montfort con
questa sua pacata ma ferma reprimenda? Ad una costellazione di autori e di movimenti
come le armate gianseniste o ad autori come Adamo Widenfelt 2 o ante
litteram allo scontro titanico, avvenuto nel XVIII secolo tra Ludovico Antonio Muratori,
portatore di un minimalismo mariano raggelante la pietà religiosa e sant’Alfonso
Maria de’ Liguori, campione invincibile delle Glorie e prerogative della Regina
e Signora nostra3.
Mi riservo in futuro di ritornare
con più calma su questo passo fondamentale del Tractatus montfortiano, per metterne in evidenza in modo ancor più inequivocabile
le implicazioni per la Chiesa e la vita cristiana di oggi.
Pertanto, stabilito tutto ciò, possiamo
domandarci in cosa consista questa Vera Devozione a Gesù per Maria. Il fine precipuo di questa santa Devozione è senza
ombra di dubbio quello di stabilire perfettamente il Regno di Maria nelle nostre
anime in modo tale da potervi insediare in maniera altrettanto perfetta il Regno
di Nostro Signore Gesù Cristo. Si tratta- come già accennato4- di un
metodo semplice, di una piccola e salutifera via di salvezza personale e collettiva5
che, sebbene sia rivolta ad anime semplici, ciò non la rende impraticabile pure
dai dotti e dagli studiosi. Anzi, in virtù di tale semplicità che è tutt’una con
una perfetta umiltà di cuore e di spirito, ci sentiamo in dovere di dire che soprattutto, coloro i quali
sono stati dotati da Nostro Signore di doni di scienza e intelligenza dovrebbero
praticarla con zelo e fervore.
Perché non possiamo fare a meno di
metterci al servizio di Maria quali suoi schiavi d’amore? Poiché Ella è nostra Madre
e Maestra, Giuda e Ancora di salvezza nel procelloso mare di questo mondo. La nostra
debolezza, i nostri notevoli , ripetuti e gravi peccati potrebbero portarci a disperare
dell’aiuto di Dio, del soccorso di Cristo Re. Ma come può un Figlio sì benevolo
rifiutare le suppliche di sì eccelsa Madre?
Gli Schiavi d’amore di Maria passano
dall’onerosa schiavitù d’odio del peccato e del demonio a quella leggera e di grazia,
di amore a Gesù per Maria. Tutti noi dobbiamo sentirci interpellati da questa chiamata
all’amore pieno e alla libertà vera. Quanto tempo perso in peccati e bagatelle inutili
del mondo corrotto e corrompitore! Quante promesse di conversione fatte e subito
rinnegate! Quanta amarezza per essere stati non motivo di esempio santo per gli
altri, ma di scandalo! Non arrendiamoci! Maria SS.ma è qui e per il tramite del
suo servo devoto San Luigi da Montfort ci vuole suoi Schiavi d’amore. Qualunque
sia il nostro stato sociale, spirituale, culturale, economico, Ella è per noi Arca
dell’Alleanza, Stella del mare, Porta del Cielo, Corredentrice nostra. Abbiamo bisogno
di Gesù, nostro Signore? Cerchiamolo tra le braccia di sua Madre. E lì lo troveremo
e troveremo altresì il porto sicuro e la pace dell’anima. Dio Onnipotente ci benedica
tutti e ci guidi in questo cammino stretto e impervio che, però, conduce alla luce
sempiterna.
Francesco Baldini
Note:
[1] Suddetto
minimalismo ha diverse matrici culturali e religiose, ma si può ricondurre da
un lato al fenomeno della secolarizzazione religiosa, incentivato dall’accelerazione,
data dalla società post-industriale e post-moderna, all’abbandono della
dimensione rurale e ipso facto spirituale a vantaggio del nuovo inurbamento degli “idioti globalizzati”;
dall’altro alla penetrazione e temporanea occupazione della Chiesa
cattolico-romana da parte dell’eresia neomodernista e dei suoi molteplici
testimoni ed epigoni.
[2] Adamo
Widenfelt compose un acido e ammorbante libercolo dichiama impostazione
semiptrotestantica, atto a minimizza la grandezza di Maria SS.ma. Testo messo
all’Indice nel 1672 e nel 1676, si diffuse in molti Paesi del Nord Europa e
pure in Italia, contribuendo a creare un clima spirituale e religioso fortemente
anti-mariano, ben alimentato poi dal 1655 dalla prima ondata giansenista
[3] Lo
scontro Muratori vs S. Alfonso mi ha sempre appassionato. Pu essendo conscio
della sterminata erudizione del Muratori, mi sono sempre schierato per
formazione e sensibilità dottrinale e spirituale dalla parte del grande dottore
della Chiesa e patroni dei teologi morali. Tra le opere del Muratori, atte a
propagandare una pietà mariana deviata e decurtata, non possiamo dimenticare “della
regolata devozione dei cristiani” che molto influenzerà il modernismo d’inizio
Novecento e pure molte deviazioni contemporanee di un neomodernismo moderato,
apparentemente ortodosso, ma forse più
pericoloso di quello evidente e radicale
[4]: Cfr:“La
Santa Schiavitù d’Amore di Gesù in Maria. I Pars. Difficoltà del termine
schiavitù” (https://nihilvolitur.blogspot.it/2018/04/la-santa-schiavitu-damore-di-gesu-in.html)
[5] La Santa Schiavitù d’amore del Montfort s’inscrive nel
suo programma non solo di salvezza della singole anime, ma pure della società
apostate e secolarizzate, è uno strumento fondamentale per instaurare la
Regalità sociale di Cristo per Maria e per questo ha pure un’alta connotazione
politico-sociale, oltre che etico-spirituale.
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