Istruzione sulla
solennità di Pentecoste
I Parte.
La solennità della Pentecoste è tra le più grandi del Cristianesimo.
Eppure ancora troppo poco sentita dai fedeli. Prepariamoci nel miglior modo possibile.
La Pentecoste
degli Ebrei
La festa della Pentecoste, ossia giorno Cinquantesimo, era solennissima
tra gli Ebrei e ciò per divina istituzione, registrata al capitolo XXII del Levitico,
all’intento: 1 di ricordare la legge data loro da Dio sul monte Sinai cinquanta
giorni dopo l’uscita dall’Egitto; 2 di festeggiare le primizie delle messi che in
tale giorno si offrivano a Dio per ringraziarlo dell’ottenuta fertilità della terra.
Insieme a due pani ottenuti da due decimi di fior di farina fermentata, e offerti
in primizia del frumento sopra gli altari, si offrivano ancora sette agnelli d’un
anno senza macchia, un vitello e due arieti che servivano per l’olocausto, un capro
per il peccato, e due agnelli di un anno per ostie pacifiche. Questa era una di
quelle tre solennità in cui tutti i maschi dovevano comparire al cospetto del Signore. Si chiamava, anche, la
Festa delle Settimane, perché celebra vasi una settimana di settimana, ossia sette
settimane dopo Pasqua.
La Pentecoste
dei Cristiani
Né meno solenne di quella che fosse presso gli Ebrei, è la Pentecoste
fra i Cristiani, dacché essa ricorda: 1 Il compimento di tutte le promesse della
discesa dello Spirito Santo sopra gli Apostoli; 2 Il principio della Nuova Alleanza
con la prima solenne promulgazione dell’Evangelo di Cristo, avvenuta dieci giorni
dopo la sua gloriosa Ascensione; 3 La conversione di tutti i popoli della terra
alla dottrina della salute.
Il fatto della
Pentecoste
Le circostanze di questo avvenimento meritano di essere attentamente
considerate, per formarsene un giusto concetto.
Erano già dieci giorni dopo l’Ascensione di Cristo che gli Apostoli,
uniti ai Discepoli, alle pie donne e alla Beata Vergine Maria, si trovavano radunati
nel Cenacolo, ove altro non facevano che pregare in aspettazione del promesso Paraclito;
quando nel giorno di Pentecoste, che allora cadeva in domenica all’ora di terza,
cioè alle nove di mattina, si sentì d’improvviso uno strepito come di vento gagliardo
che scosse tutto il Cenacolo. E in quel mentre, venne dal cielo un globo di fuoco
che, penetrato nella gran sala, si ripartì in tante fiammelle, aventi la forma di
lingua, che andarono a fermarsi sulla testa di coloro che là si trovavano congregati.
Investiti della pienezza dei doni dello Spirito Santo, gli Apostoli si trovarono
cambiati in uomini affatto(=del tutto) nuovi, cambaiti cioè da ignoranti in dottissimi,
da timidi in coraggiosissimi, da difettosi in perfettissimi. Conobbero tutti i misteri,
parlarono tutte le lingue, confusero tutti i savi, sgomentarono i potenti, e fecero
stordir tutto il mondo coi più stupendi prodigi.
I Simboli
dello Spirito Santo.
Da questo fatto, risulta che lo Spirito Santo si manifestò con
tre simboli opportunissimi a rappresentare la sua essenza e le sue operazioni: i
simboli del Vento, del Fuoco e della Lingua.
Il Simbolo
del Vento.
Il Vento è inesplicabile nella sua origine, invisibile nella sua
essenza, improvviso nella sua comparsa, velocissimo nel suo corso, irresistibile
nella sua forza, beneficentissimo nei suoi effetti, perciò opportunissimo a rappresentare
il Divin Paraclito. Noi sappiamo che esso procede per via di spirazione e di amore
dal Padre e dal Figliuolo divino; ma, come avvenga che, procedendo da entrambi,
non sia a niun di loro inferiore, , ed essendo com’essi vero Dio, costituisca con
loro una sola essenza, non si poteva in niun modo rendersi palese la sua presenza
e la sua operazione.
Quando l’uomo men sel pensa, egli illumina la sua mente, accende
il suo cuore, rinvigorisce i suoi sensi per tal maniera da farlo arrivare in un
attimo alla cima della perfezione, correggendo le tendenze le più perverse, imbrigliando
le passioni più indomite, superando gli ostacoli più insormontabili. Come l’aria
è indispensabile alla vita del corpo, così l’aiuto dello Spirito Santo alla vita
dell’anima; dacché, come diceva san Paolo, senza di Lui non possiamo nemmen chiamare
Dio nostro Padre, non possiamo concepire un buon pensiero, tanto meno compiere un’opera
che sia meritoria di fronte a Dio. Come il vento ora smorza ora accende, e mentre
dissecca nel campo quanto avvi di umido, separa nell’aja dalla paglia il buon frumento,
così lo Spirito Santo estingue in noi il fuoco della concupiscenza, e vi accende
quello della carità; toglie all’anima nostra ogni affetto alla terra e ci insengna
a separare il prezioso dal vile, il reale dall’apparente, il vero dal falso, e quindi
a non cercar se non quello che veramente è degno di stima, cioè la Verità e la Grazia.
Il Simbolo
del Fuoco
Il secondo simbolo sotto il quale lo Spirito Santo annunziò la
sua presenza fu il Fuoco, di cui è, per così dire, proprietà esclusiva, l’illumina,
l’accendere, il purificare in trasformare in se stesso tutto quello che investe,
oltre il tendere sempre all’alto. Lo Spirito Santo, difatti, è come un fuoco luminoso,
che illumina lo spirito e ne dissipa tutte le tenebre; un fuoco ardente che accende
nell’anima la fiamma della carità, la purifica d’ogni sozzura, la rende tutta spirituale,
tutta celeste per cui non tende mai ad altro che a sempre più avanzarsi nella virtù,
e sempre meglio procurare la compiacenza di Dio. Oltre di che, parlando del fuoco,
si può dire che ve ne sono di tre tipi: un fuoco che consuma; qual è il fuoco elementare;
un fuoco che nutre, qual è il calore naturale; un fuoco che splende, ed è la luce.
Ora, tutte queste proprietà si verificano nelle operazioni dello Spirito Santo,
poiché Egli consuma in noi ogni vizio, nutre la vita spirituale dell’anima e rischiara
con luce divina tutte le tenebre di nostra mente.
Il Simbolo
delle Lingue.
Lo Spirito Santo discese sopra gli Apostoli in forma di altrettante
infuocate lingue per indicare: 1 che il mondo doveva essere convertito alla fede
per mezzo della loro predicazione; 2 che a meglio riuscire in questo intento, essi
dovevano parlare tutte le lingue; 3 che lo Spirito Santo doveva essere il principio,
cioè l’ispiratore di tutte le loro parole; 4 che, chi ha ricevuto lo Spirito santo,
sa parlare un tal linguaggio da trionfare come il fuoco di tutti quanti gli ostacoli;
5 che agli uomini apostolici non basta un cuore infuocato di santo amore di Dio,
ma è necessario altresì che abbiano zelo di diffondere negli altri cuori codesto
fuoco medesimo per mezzo della parola, così in pubblico nei catechismi e nelle prediche,
come in privato nelle istruzioni, correzioni, esortazioni, adattate ai bisogni individuali
e alle speciali circostanze in cui avvien di parlare; 6 che il primo effetto esteriore
dello Spirito Santo è quello di santificare la nostra lingua, perché non parli che
in modo da riuscire in tempo medesimo di gloria a Dio e di edificazione agli uomini,
dacché la lingua è l’indizio il più certo del sentimento del cuore, onde per mezzo
di Sofonia profeta diceva il Signore che alla venuta del Messia avrebbe dato agli
uomini il linguaggio della rettitudine la più perfetta. Tunc reddam populis labium electum. Il posarsi, poi, il sedere della
lingue infuocate sul capo degli Apostoli, era ordinato ad indicare che i doni di
cui venivano rivestiti non dovevano essere transitori, ma permanenti. E san Bernardo
soggiunge che lo Spirito Santo sedette sui loro capi per indicare la Superiorità,
la Tranquillità e la Gravità di chiunque ne viene investito. Primo in signum Superioritatis, secundo Tranqullitatis,
tertio Gravitatis.
Effetti dello
Spirito Santo sopra gli Apostoli
Il cambiamento operato negli apostoli dallo Spirito Santo fu tutt’insieme
totale, istantaneo e perfetto: Totale, perché furono cambiati in uomini affatto
(=del tutto) nuovi, pieni di scienza nella loro mente, pieni di grazia, di nobiltà,
di coraggio nel loro contegno. E a queste doti si aggiunsero le grazie che si dicono
gratis datæ, cioè
il dono delle lingue, lo spirito di profezia, il potere dei miracoli; Istantaneo,
perché sì mirabile cambiamento avvenne tutto ad un tratto, senza bisogno né di tempo,
né di studio, né di meditazione; Perfetto, perché al momento seppero tutto quello
che occorreva loro di sapere, e ciò che ricevettero in quel giorno, lo ricevettero
nella sua perfezione lo ricevettero per sempre. Difatto, nel giorno stesso di Pentecoste
uscirono in pubblico a predicare la divinità del Nazareno, e la predicarono con
tanta forza, con tanta eloquenza che alla prima predica fatta da san Pietro, si
convertirono tremila Giudei, e cinquemila alla seconda, e sì che i suoi uditori
erano svariatissimi di nazione e di linguaggio, dacché erano Parti, Medi, Elamiti,
abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, dell’Asia, della Frigia,
della Panfilia, dell’Egitto, dei Cretesi, e Arabi e Libii e Romano e tutti stupivansi
nel vedere che ciascuno intendeva gli apostoli come se parlassero il particolare
linguaggio di ciascuno di loro. A questo primo prodigio, tenne poi dietro l’altro
più grande, quello cioè della conversione di tutto il mondo all’Evangelica Fede.
Continua.


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