Ascendit Deus
in jubilatione, alleluja
“Tu, dux ad astra
et semita,/Sis meta nostris cordibus,/Sis lacrima rum gaudium/Sis dulce vitæ præmium./Amen”
Istruzione
sull’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo.
A formarsi una giusta idea della solennità dell’Ascensione
che può dirsi il compimento dei misteri del Redentore, percui san Gregorio di
Nissa la chiamava Episomene, che
significa il giorno della salute, basterebbe solo riflettere.
1 Che esse, come dice sant’Agostino, fu al pari della commemorazione della
Passione e della festa di Pasqua e di Pentecoste, istituita dai medesimi
Apostoli e da tutti i fedeli celebrata fin dai primordi del Cristianesimo. La
sua vigilia non fu introdotta che circa nel sec. VII, ma senza obbligatorio
digiuno, durante ancora il tempo pasquale, che è tempo tutto di giubilo e
allegrezza. Però, la processione che si suol fare prima della Messa solenne di
questo giorno, in memoria del viaggio che fecero gli Apostoli da Gerusalemme al
Monte Oliveto in compagnia del divino Maestro, e quindi del loro ritorno
dall’Oliveto al Cenacolo rimonta al sec. V, dacché san Gregorio di Tours la
dice praticata dal sant’Avito, vescovo di Vienne i n Francia nel 402 e
sant’Avito non fece che continuare ciò che usavasi prima di lui
2 Che essa fu costantemente celebrata nel preciso suo
giorno, quale è il giovedì della terza settimana, giorno 40 dopo Pasqua, che
anche nelle più ampie riduzioni delle feste, nessun Papa mai permise che
venisse soppressa, per cui dura tuttora anche in Francia, ove, pel concordato
conchiuso tra il Console Bonaparte e Pio VII, nell’anno 1801, fuori della
domenica non si celebrano che quattro
feste, cioè il Natale, l’Ascensione, l’Assunzione e Ognissanti, e tutte
le altre, compre vasi l’Epifania, il Corpus Domini, San Pietro, il proprio
titolare, sono trasferite alla domenica successiva.
Però, per meglio conoscere tutto lo spirito, convien
considerarne partitamente tutte le circostanze, le quali sono:
Il Tempo.
Se parte sol di tre giorni stette Gesù nel sepolcro perché
di più non si richiedeva a render certa
la di lui morte, per 40 interi giorni volle dimorare sulla terra dopo essere da
morto risorto al fin di rendere incontrastabile con ripetute apparizioni la
realtà del lui risorgimento. Le apparizioni registrate nelle Scrittura furono
non meno di dieci: la 1 a S. Maria Maddalena; la 2 alle pie donne; la 3 a san
Pietro; la 4 ai discepoli avviati ad Emmaus; la 5 agli Apostoli nel cenacolo;
la 6 agli stessi apostoli con san Tommaso assieme a loro; la 7 a san Pietro,
san Tommaso e altri cinque discepoli mentre pescavano nel lago di Tiberiade;
l’8 agli 11 apostoli e a circa 500 fratelli uniti insieme nei monti di Galilea;
la 9 a san Giacomo, per testimonianza a san Paolo; la 10 agli apostoli, ai
discepoli, alle pie donne in Gerusalemme, donde Gesù il trasse in Betania e poi
nel monte Uliveto, per renderli spettatori della sua Ascensione. Nei 40 giorni
passati in terra dopo la sua Risurrezione, Gesù istruì gli apostoli sulla
maniera di ben governare il regno di Dio, cioè la sua Chiesa, perciò diede loro
quella podestà che egli stesso aveva ricevuto dal Padre, incaricando, però, san
Pietro in particolare dell’ufficio di pascere non solo gli agnelli, ma anche le
pecore del suo gregge; cioè di ammaestrare, di reggere, di governare, con
autorità piena, indipendente, non solo i semplici fedeli, ma ancora gli stessi pastori in qualsivoglia parte del
mondo. Comandò pur loro di predicare
dappertutto il suo Vangelo, di battezzare chi in lui avesse creduto, e promise
loro il dono dei miracoli per bene riuscire nella loro impresa. Finalmente li
assicurò che egli non si sarebbe mai staccato da loro fino alla consumazione
dei secoli, e inculcò loro la fedele osservanza di tutto quello che aveva loro
ordinato, per cui s’intende non solo quanto è scritto nella Bibbia, come
vorrebbero i protestanti, ma ancora tutto quello che, sebbene non registrato
nei Sacri Libri, fu da Gesù Cristo insegnato agli Apostoli e dagli Apostoli
insegnato alla Chiesa come rivelato da Dio, il che, con una sola parola, si
chiama, Tradizioni, indicata da san Giovanni con quelle parole con cui termina
il suo Vangelo: “Gesù Cristo insegnò molte altre cose che non sono state
scritte nei Libri santi, perché se si avesse avuto da scrivere tutto quello che
egli ha detto, si sarebbero fatti tanti volumi da riempire tutto il mondo”. Al
che si deve aggiungere anche tutto quello che la Chiesa, assistita dallo
Spirito Santo, crede per imporre ai fedeli per meglio assicurare la lor salute
eterna. Dacché la Chiesa, e per lei il suo Capo, ossia il Romano Pontefice, è
nientemeno che il Tribunale di Dio
permanente sopra la terra, e sempre infallibile nelle sue decisioni; la
qual verità è niente meno che un dogma di fede, solennemente definito nel 18
luglio 1870 dal Concilio Vaticano [I], adunato e presieduto dall’immortale
Pontefice Pio IX.
Il luogo.
Apparso Gesù Cristo, l’ultima volta agli Apostoli che si
trovavano coi discepoli insieme congregati, dopo le istruzioni menzionate di
sopra, li condusse seco in Betania, catello situato alle falde situato alle
falde dell’Oliveto; e, seguitando il cammino, li trasse fino alla cima del
Monte, da cui, a vista di tutti, ascese al Cielo. A tale proposito giova
riflettere: 1 che l’Ascensione comincia da Betania che vuol dire obbedienza,
perché essa è la virtù più indispensabile per arrivare a salute; 2 che
l’Ascensione succede nel monte degli Olivi alle cui falde si trovava il
Getsemani, ove Cristo avea incominciato al sua Passione per insegnarci che,
solo per la via dei patimenti, si va alla Gloria, e si giunge a possedere anche
in terra quella vera pace che è simboleggiata nell’Olivo.
Il Modo
Giunto Cristo sulla cima del Monte, si elevò alquanto da terra,
benedisse con le mani alzate tutti gli astanti e san Tommaso. Il Suarez e il
Cornelio a Lapide sono di parere che con le mani alzate abbia fatto come ora
fanno i vescovi e i sacerdoti, il segno della croce. Ed è qui che comunemente
si crede aver appreso la Chiesa a benedire i fedeli col fare sopra di loro il
segno della Croce, onde ricordar loro che da essa ci è derivata dal benedizione
del Cielo e solo per essa la si può meritare. Indi, a vista di tutti si alzò,
non tutto ad un tratto, ma poco a poco per essere ben osservato. Il suo alzarsi
nell’aria fu per virtù propria come Vero Dio, e per virtù partecipata al suo
corpo come rivestito di tutte le doti dell’umanità glorificata. Alcuni
cedettero che dopo risorto non avesse altra veste fuori della luce che il
circondava come corpo glorioso, ma la comune opinione ritiene che egli siasi
sempre mostrato vestito dei suoi abiti consueti. Di poi, si dice che dopo la
risurrezione, saremo rapiti nell’aria, per indicare che, se voleremo come
Cristo, ciò avverrà per virtù non propria della nostra natura, ma comunicataci
da Dio nel glorificarci. Giunto Cristo a certa altezza, una nube lo tolse alla vista dei riguardanti,
e ciò è significato dalla Chiesa con lo spegnere che fa al vangelo della Messa
dell’Ascensione alle parole assumptus est, il Cereo pasquale, che rappresenta
Gesù Cristo glorioso dopo la sua risurrezione. Tale cerimonia fu comandata dal
papa san Pio V nel 1570. Questa nube, al dire degli interpreti, era un esercito
di angeli che venivan a far corteggio al Divino Trionfatore. La nuvola che
toglie la nostra unione con Dio non è che il peccato. Siamo dunque solleciti di
presto dissiparla col pentimento. E quando Iddio con la nuvola delle aridità ci
toglie le sensibili consolazioni, soffriamo con pazienza codesta prova, e ne
saremo largamente ricompensati. Mentre gli Apostoli continuavano a guardare,
due angeli di bianco vestiti, comparvero loro e dissero: “Uomini di Galilea,
perché continuate voi a guardare in alto? Quel Gesù che vedeste elevarsi al Cielo,
siede già alla destra di Dio e con la stessa gloria con cui ascese, tornerà qui
alla fine del mondo a giudicare tutti gli uomini. Quindi gli apostoli, pieni di
giubilo, si ritirarono in Gerusalemme, e
si dedicarono alla preghiera, in
aspettazione del promesso Paraclito. Con ciò s’insegna: 1 che, se lo stare in
estasi come gli Apostoli, è bella cosa, bisogna rinunziarvi, quando lo vuole il
Signore; 2 che ai misteri di giubilo conviene unire quei di terrore, perocché , se Dio ci è Padre,
ci è anche Giudice, e guai a chi non lo
teme! 3 che abbiamo di che confonderci nel pensare che per gli Apostoli ci
vollero gli angeli onde farli desistere dal guardare in Cielo; per noi, invece,
ci vogliono minacce e castighi per farci cessare dal guardare con colpevole
amore la terra.
Il Motivo
Gesù Cristo ascese al Cielo: 1 perché come mandato dal Padre
ad operar la salute degli uomini, finita la missione, doveva far ritorno a chi
lo aveva inviato; 2 perché la terra non è soggiorno dicevole ad un corpo
glorificato; 3 perché le porte del cielo non potevano essere aperte agli uomini
se non da colui che aveva trionfato del peccato da cui furono chiuse, al che
alludeva Cristo medesimo, quando diceva: “Io vado a preparare il luogo per
voi”; 4 perché solo con il suo allontanamento dalla terra, gli apostoli
dovevano deporre quell’affetto troppo umano che serviva d’impedimento alla
venuta dello Spirito Santo, cui secondo le proprie promesse egli dovea mandar
loro per cambiarli in uomini nuovi; 5 perché dopo essere stato quaggiù nostro
redentore, volea esser presso il suo Padre nostro Avvocato e nostro mediatore;
6 perché, in virtù della pienezza della beatitudine, di cui Gesù Cristo è già
al possesso, noi, come sue membra, non
lascian niente intentato per unirci in perpetuo a lui, che è nostro capo, e
così si avverino a nostro gran pro quella consolanti promesse: “ Dove si
troverà il Corpo, ivi si raduneranno le aquile”.
Gli spettatori.
All’Ascensione furono presenti, non solo gli apostoli, Maria
Vergine, le Pie Donne, ma ancora molti altri discepoli, cosicché in tutto,
secondo l’opinione più comune, non erano meno di 120. E ciò fu ordinato per
insegnarci: 1 Che il fatto dell’Ascensione non può essere più certo di quello
che è, essendo esso avvenuto in pieno giorno, in luogo pubblico e alla presenza
di così numerosi e irrecusabili testimoni; 2 che chiunque prende parte ai
patimenti ci Cristo, è fatto anche in terra partecipe delle sue consolazioni e
della sua gloria.
La Compagnia.
Gesù Cristo, ascendendo al cielo, condusse seco le anime di
tutti i giusti che egli aveva liberate dal Limbo, quindi le anime, alcuni
credono anche i corpi, di quei giusti
che al momento della sua morte risuscitarono e si fecero da molti vedere in
Gerusalemme. Questo è indicato da san Paolo in quelle parole: “Gesù Cristo,
ascendendo al Cielo, trasse seco schiava la schiavitù- captitvam duxit
captivitatem-. Né è improbabile che in sua compagnia traesse pure le anime che
allora trovavansi in Purgatorio, sciglioendole, per suo maggior trionfo, da
ogni debito che loro ancor restava. Nessuno, poi, dubita che gli Angeli
scendessero allora a migliaia per far corteggio al loro Re, trionfatore del
Demonio, del Peccato, della Morte.
I Miracoli
I miracoli che testificarono l’Ascensione sono due:
1 Le vestigia dei piedi di Gesù Cristo, impresse nella
pietra, da cui si elevò per salire al Cielo, e che si conservarono
marcatissime, malgrado il raschiarle che fecero i pellegrini per portarne seco
qualche memoria e l’andarvi sopra che fecero i pedoni, i cavalli ed i carri,
quando nell’anno 70 l’armata di Tito che assediava Gerusalemme stette gran
tempo accampata sull’Oliveto. Quando s. Elena circa nel 320 fabbricò una chiesa
nel luogo dov’era avvenuta l’Ascensione, nel farvi il pavimento non si poté mai
ricoprire coi già preparati marmi, il luogo ove stanno queste vestigia, come
nella cupola della stessa chiesa non si poté mai chiudere quello spazio aereo,
per cui era passato Gesù Cristo, salendo al Cielo.
2 Il vento che soffiava improvvisamente nella stessa
Basiliaca, appena celebrata la Messa dell’Ascensione nel preciso suo giorno, al
qual vento si univa un improvviso splendore che rendeva luminosissima tutta la
montagna, secondo l’asserzione del Baronio all’anno 58, nonché del Menochio,
del Serry ed altri molti ancora. Questo
secondo miracolo cessò del tutto, quando i saraceni, impadronitisi della
Palestina, distrussero la chiesa
dell’Ascensione. E ciò per insegnare a tutto il mondo che Dio ritira le sue
grazie da chi volontariamente sconosce e perseguita la sua fede.
Oremus
A Nostro Signore Gesù Cristo nella sua Ascensione.
Andate
pure, mio caro Gesù; lasciate questa terra ingrata, dove avete ricevuto sì mali
trattamenti. Un corpo immortale come il vostro, non deve stare in luogo di
sofferenze e afflizioni. Il corpo più puro deve sollevarsi al di sopra di tutte
le creature. Poicheé vi siete abbassato fino all’Inferno, conviene che siate
esaltato fino al più alto luogo del cielo. Andate, o grande Conquistatore,
salite al Cielo, guadagnatovi con le vostre virtù; prendete possesso di quel
regno che vi siete meritato per tanti titoli. Conducete con voi quei
felicissimi prigionieri, che traeste dal loro carcere, per rendere più glorioso
il vostro trionfo. Non vi fermate finché non siate giunto alla più alta parte
del cielo. Andate a sedere sul trono di Dio, Vostro Padre. E’ giusto che dopo
aver tanto travagliato, finalmente prendiate riposo, che siate coronato di
gloria, dopo essere stato satollato d’ignominie e di obbrobrii. Andate, o Arca
del Signore, a posarvi sui mistici monti, ove più non possono molestarvi le
terrene tempeste. Voi avete spezzato le porte dell’Inferno: è giusto che si
aprano avanti a Voi quelle del cielo. Andate, entratevi per primo, e fate che
restino aperte anche per noi. Mostrate al Vostro Divin Padre quelle santissime
piaghe, che sono bocche sempre aperte per parlare in nostro favore. E
mandateci, secondo le vostre promesse, il Divino Paraclito, che ci istruisca,
ci consoli, ci difenda, e ci renda degni di quei seggi di gloria, che voi
andaste a preparaci con la vostra Ascensione. Amen.
A Nostro Signore Gesù Cristo asceso al Cielo
O
Gesù, dappoiché Voi siete in Cielo, io non trovo più consolazione sulla terra,
non desidero altro che essere sciolto dai lacci del corpo per godere della
vostra presenza e partecipare alla gloria del vostro regno. Quando mai uscirò
io da questo esilio, nel quale da tanto tempo laguisco? Quando mai giungerò a
quella patria a cui di continuo sospiro? O Gesù, speranza delle anime
abbandonate e consolazione degli afflitti, voi avete promesso di trarre tutti a
voi, esaltato che sareste da terra. Ora siete nella più alta parte del Cielo:
adempite dunque le nostre promesse, traetemi presto da questo mondo e
distaccatemi da qualunque mondano affetto. Traetemi con forza, perché sono
molto attaccato alla terra; traetemi prestamente, perché sono stanco di vivere
da Voi lontano! O mia cara vita, fate che io muoia almeno a me stesso, affinché
in avvenire non viva che per voi. Amen.


Nessun commento:
Posta un commento