mercoledì 9 maggio 2018

Ascendit Deus in jubilatione, alleluja


Ascendit Deus in jubilatione, alleluja

“Tu, dux ad astra et semita,/Sis meta nostris cordibus,/Sis lacrima rum gaudium/Sis dulce vitæ præmium./Amen”
Istruzione sull’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo.

A formarsi una giusta idea della solennità dell’Ascensione che può dirsi il compimento dei misteri del Redentore, percui san Gregorio di Nissa la chiamava Episomene, che significa il giorno della salute, basterebbe solo riflettere.
1 Che esse, come dice sant’Agostino,  fu al pari della commemorazione della Passione e della festa di Pasqua e di Pentecoste, istituita dai medesimi Apostoli e da tutti i fedeli celebrata fin dai primordi del Cristianesimo. La sua vigilia non fu introdotta che circa nel sec. VII, ma senza obbligatorio digiuno, durante ancora il tempo pasquale, che è tempo tutto di giubilo e allegrezza. Però, la processione che si suol fare prima della Messa solenne di questo giorno, in memoria del viaggio che fecero gli Apostoli da Gerusalemme al Monte Oliveto in compagnia del divino Maestro, e quindi del loro ritorno dall’Oliveto al Cenacolo rimonta al sec. V, dacché san Gregorio di Tours la dice praticata dal sant’Avito, vescovo di Vienne i n Francia nel 402 e sant’Avito non fece che continuare ciò che usavasi prima di lui
2 Che essa fu costantemente celebrata nel preciso suo giorno, quale è il giovedì della terza settimana, giorno 40 dopo Pasqua, che anche nelle più ampie riduzioni delle feste, nessun Papa mai permise che venisse soppressa, per cui dura tuttora anche in Francia, ove, pel concordato conchiuso tra il Console Bonaparte e Pio VII, nell’anno 1801, fuori della domenica non si celebrano che quattro  feste, cioè il Natale, l’Ascensione, l’Assunzione e Ognissanti, e tutte le altre, compre vasi l’Epifania, il Corpus Domini, San Pietro, il proprio titolare, sono trasferite alla domenica successiva.
Però, per meglio conoscere tutto lo spirito, convien considerarne partitamente tutte le circostanze, le quali sono:
Il Tempo.
Se parte sol di tre giorni stette Gesù nel sepolcro perché di più non si richiedeva  a render certa la di lui morte, per 40 interi giorni volle dimorare sulla terra dopo essere da morto risorto al fin di rendere incontrastabile con ripetute apparizioni la realtà del lui risorgimento. Le apparizioni registrate nelle Scrittura furono non meno di dieci: la 1 a S. Maria Maddalena; la 2 alle pie donne; la 3 a san Pietro; la 4 ai discepoli avviati ad Emmaus; la 5 agli Apostoli nel cenacolo; la 6 agli stessi apostoli con san Tommaso assieme a loro; la 7 a san Pietro, san Tommaso e altri cinque discepoli mentre pescavano nel lago di Tiberiade; l’8 agli 11 apostoli e a circa 500 fratelli uniti insieme nei monti di Galilea; la 9 a san Giacomo, per testimonianza a san Paolo; la 10 agli apostoli, ai discepoli, alle pie donne in Gerusalemme, donde Gesù il trasse in Betania e poi nel monte Uliveto, per renderli spettatori della sua Ascensione. Nei 40 giorni passati in terra dopo la sua Risurrezione, Gesù istruì gli apostoli sulla maniera di ben governare il regno di Dio, cioè la sua Chiesa, perciò diede loro quella podestà che egli stesso aveva ricevuto dal Padre, incaricando, però, san Pietro in particolare dell’ufficio di pascere non solo gli agnelli, ma anche le pecore del suo gregge; cioè di ammaestrare, di reggere, di governare, con autorità piena, indipendente, non solo i semplici fedeli, ma ancora  gli stessi pastori in qualsivoglia parte del mondo.  Comandò pur loro di predicare dappertutto il suo Vangelo, di battezzare chi in lui avesse creduto, e promise loro il dono dei miracoli per bene riuscire nella loro impresa. Finalmente li assicurò che egli non si sarebbe mai staccato da loro fino alla consumazione dei secoli, e inculcò loro la fedele osservanza di tutto quello che aveva loro ordinato, per cui s’intende non solo quanto è scritto nella Bibbia, come vorrebbero i protestanti, ma ancora tutto quello che, sebbene non registrato nei Sacri Libri, fu da Gesù Cristo insegnato agli Apostoli e dagli Apostoli insegnato alla Chiesa come rivelato da Dio, il che, con una sola parola, si chiama, Tradizioni, indicata da san Giovanni con quelle parole con cui termina il suo Vangelo: “Gesù Cristo insegnò molte altre cose che non sono state scritte nei Libri santi, perché se si avesse avuto da scrivere tutto quello che egli ha detto, si sarebbero fatti tanti volumi da riempire tutto il mondo”. Al che si deve aggiungere anche tutto quello che la Chiesa, assistita dallo Spirito Santo, crede per imporre ai fedeli per meglio assicurare la lor salute eterna. Dacché la Chiesa, e per lei il suo Capo, ossia il Romano Pontefice, è nientemeno che il Tribunale di Dio  permanente sopra la terra, e sempre infallibile nelle sue decisioni; la qual verità è niente meno che un dogma di fede, solennemente definito nel 18 luglio 1870 dal Concilio Vaticano [I], adunato e presieduto dall’immortale Pontefice Pio IX.
Il luogo.
Apparso Gesù Cristo, l’ultima volta agli Apostoli che si trovavano coi discepoli insieme congregati, dopo le istruzioni menzionate di sopra, li condusse seco in Betania, catello situato alle falde situato alle falde dell’Oliveto; e, seguitando il cammino, li trasse fino alla cima del Monte, da cui, a vista di tutti, ascese al Cielo. A tale proposito giova riflettere: 1 che l’Ascensione comincia da Betania che vuol dire obbedienza, perché essa è la virtù più indispensabile per arrivare a salute; 2 che l’Ascensione succede nel monte degli Olivi alle cui falde si trovava il Getsemani, ove Cristo avea incominciato al sua Passione per insegnarci che, solo per la via dei patimenti, si va alla Gloria, e si giunge a possedere anche in terra quella vera pace che è simboleggiata nell’Olivo.
Il Modo
Giunto Cristo sulla cima del Monte, si elevò alquanto da terra, benedisse con le mani alzate tutti gli astanti e san Tommaso. Il Suarez e il Cornelio a Lapide sono di parere che con le mani alzate abbia fatto come ora fanno i vescovi e i sacerdoti, il segno della croce. Ed è qui che comunemente si crede aver appreso la Chiesa a benedire i fedeli col fare sopra di loro il segno della Croce, onde ricordar loro che da essa ci è derivata dal benedizione del Cielo e solo per essa la si può meritare. Indi, a vista di tutti si alzò, non tutto ad un tratto, ma poco a poco per essere ben osservato. Il suo alzarsi nell’aria fu per virtù propria come Vero Dio, e per virtù partecipata al suo corpo come rivestito di tutte le doti dell’umanità glorificata. Alcuni cedettero che dopo risorto non avesse altra veste fuori della luce che il circondava come corpo glorioso, ma la comune opinione ritiene che egli siasi sempre mostrato vestito dei suoi abiti consueti. Di poi, si dice che dopo la risurrezione, saremo rapiti nell’aria, per indicare che, se voleremo come Cristo, ciò avverrà per virtù non propria della nostra natura, ma comunicataci da Dio nel glorificarci. Giunto Cristo a certa altezza,  una nube lo tolse alla vista dei riguardanti, e ciò è significato dalla Chiesa con lo spegnere che fa al vangelo della Messa dell’Ascensione alle parole assumptus est, il Cereo pasquale, che rappresenta Gesù Cristo glorioso dopo la sua risurrezione. Tale cerimonia fu comandata dal papa san Pio V nel 1570. Questa nube, al dire degli interpreti, era un esercito di angeli che venivan a far corteggio al Divino Trionfatore. La nuvola che toglie la nostra unione con Dio non è che il peccato. Siamo dunque solleciti di presto dissiparla col pentimento. E quando Iddio con la nuvola delle aridità ci toglie le sensibili consolazioni, soffriamo con pazienza codesta prova, e ne saremo largamente ricompensati. Mentre gli Apostoli continuavano a guardare, due angeli di bianco vestiti, comparvero loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché continuate voi a guardare in alto? Quel Gesù che vedeste elevarsi al Cielo, siede già alla destra di Dio e con la stessa gloria con cui ascese, tornerà qui alla fine del mondo a giudicare tutti gli uomini. Quindi gli apostoli, pieni di giubilo,  si ritirarono in Gerusalemme, e si  dedicarono alla preghiera, in aspettazione del promesso Paraclito. Con ciò s’insegna: 1 che, se lo stare in estasi come gli Apostoli, è bella cosa, bisogna rinunziarvi, quando lo vuole il Signore; 2 che ai misteri di giubilo conviene unire  quei di terrore, perocché , se Dio ci è Padre, ci è anche Giudice, e guai a chi non  lo teme! 3 che abbiamo di che confonderci nel pensare che per gli Apostoli ci vollero gli angeli onde farli desistere dal guardare in Cielo; per noi, invece, ci vogliono minacce e castighi per farci cessare dal guardare con colpevole amore la terra.
Il Motivo
Gesù Cristo ascese al Cielo: 1 perché come mandato dal Padre ad operar la salute degli uomini, finita la missione, doveva far ritorno a chi lo aveva inviato; 2 perché la terra non è soggiorno dicevole ad un corpo glorificato; 3 perché le porte del cielo non potevano essere aperte agli uomini se non da colui che aveva trionfato del peccato da cui furono chiuse, al che alludeva Cristo medesimo, quando diceva: “Io vado a preparare il luogo per voi”; 4 perché solo con il suo allontanamento dalla terra, gli apostoli dovevano deporre quell’affetto troppo umano che serviva d’impedimento alla venuta dello Spirito Santo, cui secondo le proprie promesse egli dovea mandar loro per cambiarli in uomini nuovi; 5 perché dopo essere stato quaggiù nostro redentore, volea esser presso il suo Padre nostro Avvocato e nostro mediatore; 6 perché, in virtù della pienezza della beatitudine, di cui Gesù Cristo è già al possesso, noi, come sue membra,  non lascian niente intentato per unirci in perpetuo a lui, che è nostro capo, e così si avverino a nostro gran pro quella consolanti promesse: “ Dove si troverà il Corpo, ivi si raduneranno le aquile”.
Gli spettatori.
All’Ascensione furono presenti, non solo gli apostoli, Maria Vergine, le Pie Donne, ma ancora molti altri discepoli, cosicché in tutto, secondo l’opinione più comune, non erano meno di 120. E ciò fu ordinato per insegnarci: 1 Che il fatto dell’Ascensione non può essere più certo di quello che è, essendo esso avvenuto in pieno giorno, in luogo pubblico e alla presenza di così numerosi e irrecusabili testimoni; 2 che chiunque prende parte ai patimenti ci Cristo, è fatto anche in terra partecipe delle sue consolazioni e della sua gloria.
La Compagnia.
Gesù Cristo, ascendendo al cielo, condusse seco le anime di tutti i giusti che egli aveva liberate dal Limbo, quindi le anime, alcuni credono  anche i corpi, di quei giusti che al momento della sua morte risuscitarono e si fecero da molti vedere in Gerusalemme. Questo è indicato da san Paolo in quelle parole: “Gesù Cristo, ascendendo al Cielo, trasse seco schiava la schiavitù- captitvam duxit captivitatem-. Né è improbabile che in sua compagnia traesse pure le anime che allora trovavansi in Purgatorio, sciglioendole, per suo maggior trionfo, da ogni debito che loro ancor restava. Nessuno, poi, dubita che gli Angeli scendessero allora a migliaia per far corteggio al loro Re, trionfatore del Demonio, del Peccato, della Morte.
I Miracoli
I miracoli che testificarono l’Ascensione sono due:
1 Le vestigia dei piedi di Gesù Cristo, impresse nella pietra, da cui si elevò per salire al Cielo, e che si conservarono marcatissime, malgrado il raschiarle che fecero i pellegrini per portarne seco qualche memoria e l’andarvi sopra che fecero i pedoni, i cavalli ed i carri, quando nell’anno 70 l’armata di Tito che assediava Gerusalemme stette gran tempo accampata sull’Oliveto. Quando s. Elena circa nel 320 fabbricò una chiesa nel luogo dov’era avvenuta l’Ascensione, nel farvi il pavimento non si poté mai ricoprire coi già preparati marmi, il luogo ove stanno queste vestigia, come nella cupola della stessa chiesa non si poté mai chiudere quello spazio aereo, per cui era passato Gesù Cristo, salendo al Cielo.
2 Il vento che soffiava improvvisamente nella stessa Basiliaca, appena celebrata la Messa dell’Ascensione nel preciso suo giorno, al qual vento si univa un improvviso splendore che rendeva luminosissima tutta la montagna, secondo l’asserzione del Baronio all’anno 58, nonché del Menochio, del Serry ed altri molti ancora.  Questo secondo miracolo cessò del tutto, quando i saraceni, impadronitisi della Palestina,  distrussero la chiesa dell’Ascensione. E ciò per insegnare a tutto il mondo che Dio ritira le sue grazie da chi volontariamente sconosce e perseguita la sua fede.
Oremus
A Nostro Signore Gesù Cristo nella sua Ascensione.

Andate pure, mio caro Gesù; lasciate questa terra ingrata, dove avete ricevuto sì mali trattamenti. Un corpo immortale come il vostro, non deve stare in luogo di sofferenze e afflizioni. Il corpo più puro deve sollevarsi al di sopra di tutte le creature. Poicheé vi siete abbassato fino all’Inferno, conviene che siate esaltato fino al più alto luogo del cielo. Andate, o grande Conquistatore, salite al Cielo, guadagnatovi con le vostre virtù; prendete possesso di quel regno che vi siete meritato per tanti titoli. Conducete con voi quei felicissimi prigionieri, che traeste dal loro carcere, per rendere più glorioso il vostro trionfo. Non vi fermate finché non siate giunto alla più alta parte del cielo. Andate a sedere sul trono di Dio, Vostro Padre. E’ giusto che dopo aver tanto travagliato, finalmente prendiate riposo, che siate coronato di gloria, dopo essere stato satollato d’ignominie e di obbrobrii. Andate, o Arca del Signore, a posarvi sui mistici monti, ove più non possono molestarvi le terrene tempeste. Voi avete spezzato le porte dell’Inferno: è giusto che si aprano avanti a Voi quelle del cielo. Andate, entratevi per primo, e fate che restino aperte anche per noi. Mostrate al Vostro Divin Padre quelle santissime piaghe, che sono bocche sempre aperte per parlare in nostro favore. E mandateci, secondo le vostre promesse, il Divino Paraclito, che ci istruisca, ci consoli, ci difenda, e ci renda degni di quei seggi di gloria, che voi andaste a preparaci con la vostra Ascensione. Amen.

A Nostro Signore Gesù Cristo asceso al Cielo
O Gesù, dappoiché Voi siete in Cielo, io non trovo più consolazione sulla terra, non desidero altro che essere sciolto dai lacci del corpo per godere della vostra presenza e partecipare alla gloria del vostro regno. Quando mai uscirò io da questo esilio, nel quale da tanto tempo laguisco? Quando mai giungerò a quella patria a cui di continuo sospiro? O Gesù, speranza delle anime abbandonate e consolazione degli afflitti, voi avete promesso di trarre tutti a voi, esaltato che sareste da terra. Ora siete nella più alta parte del Cielo: adempite dunque le nostre promesse, traetemi presto da questo mondo e distaccatemi da qualunque mondano affetto. Traetemi con forza, perché sono molto attaccato alla terra; traetemi prestamente, perché sono stanco di vivere da Voi lontano! O mia cara vita, fate che io muoia almeno a me stesso, affinché in avvenire non viva che per voi. Amen.




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