sabato 29 aprile 2017

Petrus, flos pulchritudinis,/Et virtutum sacrarium…



«Un grappolo scelto nella vigna della Chiesa ha riempito del suo succo generoso il calice regale;  il ramo da cui esso è stato staccato col ferro era dei più aderenti al ceppo divino». Gli ultimi giorni di aprile sono per il fedele devoto ricchissimi di stimoli spirituali e di memorie di santi, utilissime a prepararlo al Grande Semestre bianco-azzurro che, partendo da maggio fluisce come un limpido torrente di grazie del Cielo fino a ottobre e prepara il  cristiano al Silenzio eloquente del mese di novembre con i suoi ritmi gravi e solenni fino al passaggio di testimone da un anno liturgico all’altro, ossia la festa della Medaglia Miracolosa il 27 novembre.
La frase di apertura, tratta dalla Bolla di canonizzazione, ci mostra un esempio fulgido di santità cattolico-romana, in tempi di somma confusione, nei quali lo stesso concetto di santità viene così sfigurato e vilipeso, anche da coloro che ne dovrebbero garantire l’integrità. Si tratta del santo martire inquisitore Pietro da Verona, che l’antico calendario ricorda in data 29 aprile, mentre il nuovo in data 6 aprile. Un grande santo, figlio dell’Ordine gusmano, che venne canonizzato poco dopo la morte e che purtroppo è assai poco conosciuto dalla maggior parte dei cristiani, ormai abituati a seguire le sirene del pensiero anticattolico, che dipingono l’Inquisizione come una conventicola di sadici che infierisce su poveri eretici innocenti.
Ebbene, la vicenda di Pietro dimostra il contrario. Pietro, proveniente da famiglia manichea, ossia eretica, eccelle così tanto nella difesa della cattolica Verità che alla fine subisce il martirio di sangue per mano stessa di un sicario, mandato dai quei “bravi e innocenti” eretici, così come la cultura laicista quanto cafonamente ignorante ci presenta.
Potrei continuare a descrivere la vita e le opera di san Pietro martire, ma ho deciso di seguire come traccia le meditazioni di un altro grande figlio dell’Ordine di san Domenico, il beato mons. Pio Alberto del Corona. Perché ho scelto le meditazioni di mons. Del Corona? In primo luogo, perché ne ammiro la scrittura chiara, dottrinalmente solida, stilisticamente possente che, molto spesso con rapide pennellate, permette al lettore di sentire vicino l’argomento trattato, riguardi un’arida questione teologica o la freschezza di un cammeo agiografico come quello che sto per commentare.
Sublime è l’incipit del Del Corona: «Il glorioso atleta S. Pietro Martire in vita e in morte avverò la grave e profonda sentenza di Tertullliano: La fede è debitrice del martirio»1. Mons. Pio, infatti, a proposito del santo inquisitore presuppone due tipi di martirio che precedettero nel sua vita quello cruento e definitivo. Il primo è il martirio di un servizio puro e santo a Dio, che scopre da fanciullo nella sua tersa bellezza tramite il Simbolo di Fede cattolica.  Il suo studio è associato ad una penitenza e mortificazione, che non sviliscono l’uomo, ma lo elevano a Dio. Alla macerazione distruttiva di ogni tipo di gnosi, S. Pietro come ogni vero cristiano oppone l’amore santo per cui «imparò per tempo che l’uomo non si eleva a quel che è sopra di sé, se prima non uccide e immola quel che è dentro di sé»2. Lo stesso mons. Del Corona nota nella sua meditazione la ricchezza di titoli che l’Ufficio Divino tributa a S. Pietro martire. Basti pensare ai due Inni Ad Matutinum e Ad Laudes che ne tessono gli elogi con superba e alata poeticità liturgica.
Il secondo tipo di martirio incruento è quello della Verità. Il brano del Del Corona andrebbe letto e riletto, assaporandone ogni periodo, anzi ogni parola e concetto. Impossibile fornire in questa sede un quadro esauriente di tutte le risonanze spirituali che genera nell’anima devota. S. Pietro è martire della Verità perché ne fa la ragion d’essere della sua vita religiosa e apostolica. Il calore del suo amore per la Luce eterna del Vero scioglie i cuori gelidi ed induriti di infedeli ed eretici. La sua esistenza si snoda sempre tra «apostoliche fatiche»3 e «riposo contemplativo»4 perché il suo vivere non poteva esimersi dalla custodia, dall’incremento e dal trionfo di quella fede, per la quale s. Pietro «vegliò, disputò, orò e pianse»5.
«Il nostro Santo era stato martello e flagello dell’eresia; di qui le ire de’ corifei dell’errore ei furori di satana»6. Così attacca la terza parte della meditazione di mons. Pio Del Corona. Il due martirii incruenti, della fedeltà a Dio e dell’amore alla Verità dovevano ottenere un “ultimo sigillo”, uno stigma di sangue santo e santificatore. Toccante la nota del Del Corona che immagina S. Pietro sempre pugnace e pronto alle divine lotte, mentre l’Onnipotente è ormai «pago delle lotte e a lui rivel[a] essere ormai giunta l’ora di coronare i due martirii incruenti col martirio di sangue»7. Mons. Pio ne descrive, poi, la morte sulla via tra Como e Milano ad opera del sicario, mandato dai manichei, il quale «vibra due colpi sul venerando capo»8 e mentre è a terra agonizzante, Pietro scrive col sangue Io Credo. «…iamque pene mortuus symbolum fidei, quan infans virili fortitudine confessus fuerat, in ipso supremo spiritu pronuntiavit»9 (Lectio III). Quella vita cristiana, cominciata in età puerile all’insegna del simbolo di fede, con esso trionfalmente si chiude.
Ognuna delle tre sezioni della meditazione agiografica di mons. Del Corona si chiude con un’apostrofe-preghiera a san Pietro Martire. Staccate dal testo e minimamente rimaneggiate, potrebbero costituire un trittico orazionale solido e vivificante per la nostra vita di fede e  di testimonianza. Mi si conceda un accenno all’ultima apostrofe che chiude anche la meditazione.
«O amabile e ammirabile Santo, possa la polvere del vostro sepolcro suscitare campioni simili a voi […] Se tanto poteste dalla tomba ove la carne vostra è polvere morta, che non potete lassù dove lo spirito vostro è vivo e immotralmente beato? […]. Se non possiamo spargere il sangue per Gesù Cristo, impetrateci la virtù d’immolarci ogni giorno nel martirio dell’amore. Di tanta gloria fateci degni, o glorioso atleta di Cristo»10. Amen.

Note

[1] Mons. Pio Alberto del Corona dei Predicatori, Fiori di Meditazioni per le Feste del Signore, della Madonna e di altri Santi, offerti ai terziari domenicani e a tutte le anime devote, Firenze, Prezzo le Suore Domenicane della Pietra via Bolognese 95, 19352, p.150
[2]Del Corona, Fiori di Meditazioni…cit, p.151
[3] Del Corona, Fiori di Meditazioni…cit, p.152
[4] ibidem
[5] Del Corona, Fiori di Meditazioni…cit, p.153
[6] ibidem
[7] ibidem
[8] ] ibidem
[9]  Ad Matutitnum, lectio iii
[10] Corona, Fiori di Meditazioni…cit, p.155

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1 commento:

  1. Complimenti per lo stile ed il coinvolgente contenuto.
    Io però preferirei "Nihil volitum nisi praecognitum" in latino medioevale......

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