«Un grappolo scelto nella vigna della Chiesa ha riempito del suo succo
generoso il calice regale; il ramo da cui
esso è stato staccato col ferro era dei più aderenti al ceppo divino». Gli
ultimi giorni di aprile sono per il fedele devoto ricchissimi di stimoli
spirituali e di memorie di santi, utilissime a prepararlo al Grande Semestre
bianco-azzurro che, partendo da maggio fluisce come un limpido torrente di
grazie del Cielo fino a ottobre e prepara il
cristiano al Silenzio eloquente del mese di novembre con i suoi ritmi
gravi e solenni fino al passaggio di testimone da un anno liturgico all’altro,
ossia la festa della Medaglia Miracolosa il 27 novembre.
La frase di apertura, tratta dalla Bolla di canonizzazione, ci mostra
un esempio fulgido di santità cattolico-romana, in tempi di somma confusione,
nei quali lo stesso concetto di santità viene così sfigurato e vilipeso, anche
da coloro che ne dovrebbero garantire l’integrità. Si tratta del santo martire
inquisitore Pietro da Verona, che l’antico calendario ricorda in data 29
aprile, mentre il nuovo in data 6 aprile. Un grande santo, figlio dell’Ordine
gusmano, che venne canonizzato poco dopo la morte e che purtroppo è assai poco
conosciuto dalla maggior parte dei cristiani, ormai abituati a seguire le
sirene del pensiero anticattolico, che dipingono l’Inquisizione come una
conventicola di sadici che infierisce su poveri eretici innocenti.
Ebbene, la vicenda di Pietro dimostra il contrario. Pietro, proveniente
da famiglia manichea, ossia eretica, eccelle così tanto nella difesa della cattolica
Verità che alla fine subisce il martirio di sangue per mano stessa di un
sicario, mandato dai quei “bravi e innocenti” eretici, così come la cultura
laicista quanto cafonamente ignorante ci presenta.
Potrei continuare a descrivere la vita e le opera di san Pietro
martire, ma ho deciso di seguire come traccia le meditazioni di un altro grande
figlio dell’Ordine di san Domenico, il beato mons. Pio Alberto del Corona.
Perché ho scelto le meditazioni di mons. Del Corona? In primo luogo, perché ne
ammiro la scrittura chiara, dottrinalmente solida, stilisticamente possente
che, molto spesso con rapide pennellate, permette al lettore di sentire vicino
l’argomento trattato, riguardi un’arida questione teologica o la freschezza di
un cammeo agiografico come quello che sto per commentare.
Sublime è l’incipit del Del
Corona: «Il glorioso atleta S. Pietro Martire in vita e in morte avverò la
grave e profonda sentenza di Tertullliano: La
fede è debitrice del martirio»1. Mons. Pio, infatti, a proposito
del santo inquisitore presuppone due tipi di martirio che precedettero nel sua
vita quello cruento e definitivo. Il primo è il martirio di un servizio puro e
santo a Dio, che scopre da fanciullo nella sua tersa bellezza tramite il
Simbolo di Fede cattolica. Il suo studio
è associato ad una penitenza e mortificazione, che non sviliscono l’uomo, ma lo
elevano a Dio. Alla macerazione distruttiva di ogni tipo di gnosi, S. Pietro
come ogni vero cristiano oppone l’amore santo per cui «imparò per tempo che l’uomo
non si eleva a quel che è sopra di sé, se prima non uccide e immola quel che è
dentro di sé»2. Lo stesso mons. Del Corona nota nella sua
meditazione la ricchezza di titoli che l’Ufficio Divino tributa a S. Pietro
martire. Basti pensare ai due Inni Ad
Matutinum e Ad Laudes che ne
tessono gli elogi con superba e alata poeticità liturgica.
Il secondo tipo di martirio incruento è quello della Verità. Il brano
del Del Corona andrebbe letto e riletto, assaporandone ogni periodo, anzi ogni
parola e concetto. Impossibile fornire in questa sede un quadro esauriente di
tutte le risonanze spirituali che genera nell’anima devota. S. Pietro è martire
della Verità perché ne fa la ragion d’essere della sua vita religiosa e
apostolica. Il calore del suo amore per la Luce eterna del Vero scioglie i cuori
gelidi ed induriti di infedeli ed eretici. La sua esistenza si snoda sempre tra
«apostoliche fatiche»3 e «riposo contemplativo»4 perché
il suo vivere non poteva esimersi dalla custodia, dall’incremento e dal trionfo
di quella fede, per la quale s. Pietro «vegliò, disputò, orò e pianse»5.
«Il nostro Santo era stato martello e flagello dell’eresia; di qui le
ire de’ corifei dell’errore ei furori di satana»6. Così attacca la
terza parte della meditazione di mons. Pio Del Corona. Il due martirii
incruenti, della fedeltà a Dio e dell’amore alla Verità dovevano ottenere un “ultimo
sigillo”, uno stigma di sangue santo e santificatore. Toccante la nota del Del
Corona che immagina S. Pietro sempre pugnace e pronto alle divine lotte, mentre
l’Onnipotente è ormai «pago delle lotte e a lui rivel[a] essere ormai giunta l’ora
di coronare i due martirii incruenti col martirio di sangue»7. Mons.
Pio ne descrive, poi, la morte sulla via tra Como e Milano ad opera del
sicario, mandato dai manichei, il quale «vibra due colpi sul venerando capo»8
e mentre è a terra agonizzante, Pietro scrive col sangue Io Credo. «…iamque pene mortuus symbolum fidei, quan infans virili
fortitudine confessus fuerat, in ipso supremo spiritu pronuntiavit»9
(Lectio III). Quella vita cristiana, cominciata in età puerile all’insegna del
simbolo di fede, con esso trionfalmente si chiude.
Ognuna delle tre sezioni della meditazione agiografica di mons. Del
Corona si chiude con un’apostrofe-preghiera a san Pietro Martire. Staccate dal
testo e minimamente rimaneggiate, potrebbero costituire un trittico orazionale
solido e vivificante per la nostra vita di fede e di testimonianza. Mi si conceda un accenno all’ultima
apostrofe che chiude anche la meditazione.
«O amabile e ammirabile Santo, possa la polvere del vostro sepolcro
suscitare campioni simili a voi […] Se tanto poteste dalla tomba ove la carne
vostra è polvere morta, che non potete lassù dove lo spirito vostro è vivo e immotralmente
beato? […]. Se non possiamo spargere il sangue per Gesù Cristo, impetrateci la
virtù d’immolarci ogni giorno nel martirio dell’amore. Di tanta gloria fateci
degni, o glorioso atleta di Cristo»10. Amen.
Note
[1] Mons. Pio Alberto del Corona dei Predicatori, Fiori di Meditazioni per le Feste del
Signore, della Madonna e di altri Santi, offerti ai terziari domenicani e a
tutte le anime devote, Firenze, Prezzo le Suore Domenicane della Pietra via
Bolognese 95, 19352, p.150
[2]Del Corona, Fiori
di Meditazioni…cit, p.151
[3] Del Corona, Fiori
di Meditazioni…cit, p.152
[4] ibidem
[5] Del Corona, Fiori
di Meditazioni…cit, p.153
[6] ibidem
[7] ibidem
[8] ] ibidem
[9] Ad Matutitnum, lectio iii
[10] Corona, Fiori di
Meditazioni…cit, p.155
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Complimenti per lo stile ed il coinvolgente contenuto.
RispondiEliminaIo però preferirei "Nihil volitum nisi praecognitum" in latino medioevale......